La domanda di viaggi verso Dubai dovrebbe stabilizzarsi entro i prossimi cinque o sei mesi. È la previsione di Puneet Chhatwal, amministratore delegato di IHCL, espressa alla Hotel Investment Conference South Asia (HICSA). Il quadro attuale riflette le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, che ha compresso tassi alberghieri e tassi di occupazione rispetto ai livelli pre-conflitto. A pesare ulteriormente ci sono i rincari delle tariffe aeree, legati ai fuel surcharge introdotti dalle compagnie aeree, che frenano la domanda sui mercati a lungo raggio.
Il recupero dei tassi alberghieri richiede tempo
Secondo Chhatwal, una prima normalizzazione potrebbe essere visibile già tra settembre e ottobre, ma il ritorno ai livelli di occupazione e di tariffa precedenti al conflitto richiederà un periodo più lungo. La cautela è giustificata da due fattori strutturali. Il primo è stagionale: i mesi estivi rappresentano tradizionalmente il periodo di minor traffico per Dubai, dove le temperature estreme scoraggiano i visitatori leisure e riducono ulteriormente i tassi di occupazione degli hotel. Il secondo è legato ai costi di trasporto: i fuel surcharge applicati dalle compagnie aeree hanno incrementato il costo medio dei voli, comprimendo la domanda soprattutto dai mercati europei e asiatici che dipendono dai collegamenti a lungo raggio.
Il settore alberghiero emiratino aveva registrato performance solide nei trimestri precedenti allo scoppio del conflitto, con occupancy rate elevati e tariffe medie in crescita, trainate dal posizionamento di Dubai come hub del turismo d’affari e leisure nel Golfo. La tensione geopolitica nella regione ha interrotto questa traiettoria, creando incertezza sia tra i viaggiatori individuali sia tra gli organizzatori di eventi aziendali e congressuali.
Costi di volo e geopolitica frenano i mercati a lungo raggio
L’aumento delle tariffe aeree non è un fenomeno isolato a Dubai: interessa l’intero bacino del trasporto verso il Medio Oriente. Le compagnie aeree hanno applicato sovraprezzi per compensare i costi operativi più elevati, in parte legati alla necessità di rotte alternative per evitare spazi aerei considerati a rischio. Questo ha allungato i tempi di volo su alcune tratte e aumentato i prezzi medi dei biglietti, riducendo la competitività della destinazione rispetto ad alternative come il Sud-Est asiatico o il Mediterraneo per i mercati europei.
Per Dubai, che ha costruito negli ultimi anni una parte rilevante della propria attrattività turistica sulla connettività aerea globale e sui prezzi accessibili dei voli, questo rappresenta un ostacolo concreto alla ripresa a breve termine. Emirates e flydubai, vettori di riferimento per la destinazione, hanno anch’essi dovuto adeguare le proprie politiche tariffarie al nuovo contesto operativo.
Prospettive per i prossimi mesi
La finestra autunnale, tra ottobre e dicembre, resta il periodo su cui gli operatori del settore puntano per una ripresa più concreta. Storicamente, il quarto trimestre coincide con il ritorno dei grandi eventi, delle fiere internazionali e del traffico leisure ad alto valore, che costituisce la spina dorsale dell’industria alberghiera emiratina. Se il contesto geopolitico regionale non subirà ulteriori deterioramenti, le condizioni per una graduale normalizzazione ci sono. Tuttavia, il recupero integrale dei margini operativi degli hotel dipenderà anche dalla velocità con cui le tariffe aeree torneranno su livelli più accessibili, una variabile che resta fuori dal controllo diretto degli operatori locali.
