GCC: perdite turistiche fino a 32 miliardi di dollari per il conflitto Iran-Israele

Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta erodendo in modo significativo i flussi turistici verso i Paesi del Golfo. Secondo il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), Jasem Albudaiwi, le perdite di fatturato turistico per la regione oscillano tra 13 e 32 miliardi di dollari, con un calo degli arrivi stimato tra 8 e 19 milioni di visitatori. I dati sono stati diffusi durante una riunione straordinaria dei ministri del Turismo del GCC. Nel 2024, i sei Paesi del blocco avevano accolto oltre 72 milioni di turisti, generando ricavi prossimi ai 120 miliardi di dollari.

L’impatto sulle destinazioni del Golfo

Il GCC include Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrain e Oman — destinazioni che negli ultimi anni hanno investito decine di miliardi nello sviluppo dell’industria del turismo e dell’ospitalità. Dubai, in particolare, si era attestata nel 2024 come una delle mete internazionali più visitate al mondo, con flussi in costante crescita. La crisi regionale si abbatte su un settore che stava ancora raccogliendo i frutti di investimenti infrastrutturali massicci.

Albudaiwi ha definito la situazione una conseguenza diretta dell'”aggressione iraniana“, che avrebbe alterato i modelli di viaggio, rallentato l’attività economica correlata e destabilizzato i mercati del settore. Il funzionario ha comunque rimarcato la capacità dei Paesi del GCC di affrontare le crisi attraverso l’integrazione tra i propri sistemi economici, invitando a una risposta collettiva sia nel breve che nel lungo periodo.

Le stime di Oxford Economics e del WTTC

Le proiezioni del GCC trovano riscontro in analisi indipendenti. Oxford Economics stima che gli arrivi nel Medio Oriente potrebbero contrarsi tra l’11 e il 27 percento nel 2026, con una perdita di spesa da parte dei visitatori compresa tra 34 e 56 miliardi di dollari, a seconda della durata del conflitto. Il World Travel and Tourism Council, con sede a Londra, aveva già calcolato il mese scorso una perdita di almeno 600 milioni di dollari al giorno in spesa turistica internazionale per l’intera area mediorientale.

Il Medio Oriente rappresenta il 5 percento degli arrivi internazionali globali e il 14 percento del traffico di transito. Una contrazione della domanda in questa area produce effetti a cascata su compagnie aeree, aeroporti, catene alberghiere, noleggiatori di veicoli e crociere. Le interconnessioni con i principali hub di transito europei e asiatici amplificano l’impatto al di là della regione stessa.

Lo scenario dopo il cessate il fuoco parziale

Nella tarda serata di martedì, il presidente americano Donald Trump ha annunciato la sospensione degli attacchi contro l’Iran per due settimane, condizionata all’apertura “completa, immediata e sicura” dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran. La via d’acqua è cruciale non solo per i flussi energetici globali, ma anche per la logistica turistica e commerciale del Golfo.

La tregua temporanea potrebbe attenuare le pressioni immediate sul settore, ma l’incertezza geopolitica resta elevata. Le compagnie aeree e i tour operator internazionali stanno ricalcolando rotte e offerte sulla base di scenari ancora fluidi. Per destinazioni come Dubai e Abu Dhabi, che puntano a diversificare ulteriormente le proprie economie attraverso il turismo, l’evoluzione del confronto diplomatico nelle prossime settimane avrà conseguenze dirette sui numeri del 2025 e del 2026.

Il GCC ha convocato la riunione ministeriale straordinaria proprio per elaborare risposte coordinate. I dettagli operativi delle misure di sostegno al settore non sono stati resi pubblici.

Cristiano Volpi
Cristiano Volpihttps://dubai24.it
Consulente e imprenditore con base a Dubai e a Tallinn. Fondatore di Volpi & Partners FZ LLC e direttore editoriale di dubai24.it, specializzato in fiscalità internazionale e mercati degli Emirati Arabi Uniti.

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