La chiusura dello Stretto di Hormuz ha spostato il peso della logistica regionale dal mare alla terra. TruKKer, società emiratina di trasporto merci su gomma attiva da dieci anni e partecipata da Mubadala, STV e Investcorp, ha registrato un incremento dei volumi del 30% dall’inizio del conflitto. Il porto di Jebel Ali — il principale hub container del Medio Oriente — è rimasto tagliato fuori dalle rotte dei grandi cargo internazionali, e le merci transitano ora attraverso scali minori a Fujairah e in Oman, per poi proseguire via terra verso le destinazioni finali.
Nuovi corridoi, vecchie infrastrutture
Il conflitto ha modificato in modo rapido le regole operative della logistica regionale. L’Arabia Saudita ha autorizzato i camion immatricolati negli Emirati a entrare nel regno a vuoto, una pratica che prima della guerra era praticamente assente. Oman e UAE hanno nel frattempo formalizzato nuovi corridoi di trasporto terrestre, mentre Etihad Rail gestisce già un collegamento merci dal confine saudita-emiratino fino a Fujairah.
Questi aggiustamenti hanno aumentato il carico operativo di ogni singolo mezzo. Un camion che in condizioni normali effettuava brevi trasferimenti da Jebel Ali verso Dubai compie oggi viaggi di due giorni, riducendo la disponibilità effettiva di veicoli sul mercato. Il gasolio negli Emirati è aumentato del 72% nella prima settimana di aprile, rendendo inapplicabili molti contratti stipulati su base trimestrale o annuale. Secondo Gaurav Biswas, CEO di TruKKer, la situazione ha generato anche distorsioni nella percezione della domanda: clienti in difficoltà contattavano simultaneamente più broker, creando l’illusione di picchi che spingevano i vettori ad alzare i prezzi. L’azienda ha risposto fissando tariffe di riferimento per riportare trasparenza al mercato.
Settori sotto pressione
Non tutti i comparti reagiscono allo stesso modo. Biswas ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dalla tenuta delle forniture di materiali da costruzione, che non ha subito cali rilevanti. Ben diversa la situazione per altri settori: i produttori di alluminio non riescono a importare allumina, mentre i petrolchimici si accumulano nei porti del Golfo senza sbocco. La logistica refrigerata per alimenti e farmaci richiede mezzi specializzati che non possono essere sostituiti con unità generiche, e la pressione sui pochi porti ancora operativi si fa sentire.
La dimensione umana del conflitto è entrata direttamente nelle operazioni dell’azienda. Quando i detriti di un’intercettazione aerea hanno colpito la Khalifa Economic Zone ad Abu Dhabi, alcuni autisti e operatori di TruKKer si trovavano a meno di cento metri dal punto di impatto.
Prospettive di lungo periodo
Biswas mantiene una valutazione positiva sulla capacità di tenuta strutturale della logistica del Golfo. La regione sta sviluppando reti ferroviarie, tra cui un collegamento di 300 chilometri tra il porto omanita di Sohar e Abu Dhabi, che potrebbe ridurre la dipendenza dal trasporto su gomma per i corridoi interni.
Nel breve periodo, tuttavia, i porti minori stanno assorbendo volumi per cui non sono stati progettati. Trasformare questi scali in alternative funzionali a Jebel Ali richiede tempo e investimenti che vanno ben oltre l’emergenza in corso. La flessibilità del trasporto terrestre ha compensato in parte le disruption marittime, ma non sostituisce la capacità di un hub portuale della dimensione di Jebel Ali. Il riassestamento della catena logistica regionale è appena cominciato.
