Abu Dhabi e Dubai stanno elaborando un piano di sostegno economico per proteggere imprese, settore turistico e sistema bancario dagli effetti indiretti del conflitto con l’Iran. Le misure allo studio spaziano dalla liquidità per le aziende in difficoltà agli investimenti pubblici in energia, logistica, manifattura e telecomunicazioni. Parallelamente, alcune entità governative stanno già agendo per alleggerire i costi operativi delle piccole e medie imprese. Il contesto è quello di una regione sotto pressione geopolitica crescente, con rischi concreti di fuga di capitali e rallentamento dei flussi turistici e delle attività aeroportuali.
Le misure in campo: liquidità, spesa pubblica e housing
La banca centrale degli Emirati ha già mosso un primo passo il mese scorso, introducendo un pacchetto di resilienza in cinque pilastri per consentire agli istituti di credito di continuare a erogare prestiti a famiglie e imprese nonostante l’incertezza geopolitica. Le discussioni in corso tra funzionari governativi e investitori riguardano ora una strategia più ampia, che include un aumento della spesa pubblica nei settori considerati strategici e lo sviluppo di un quadro normativo per gli istituti finanziari non bancari, con l’obiettivo di ampliare l’accesso al credito.
Sul fronte infrastrutturale, Abu Dhabi starebbe pianificando alloggi per circa 100.000 persone, con l’obiettivo di attrarre talenti e supportare i lavoratori nei settori dell’energia e della difesa. Secondo Amit Goenka, presidente di Nisus Finance — società che sta raccogliendo un fondo immobiliare focalizzato sul Golfo — sono previsti anche investimenti pubblici destinati alla creazione di occupazione e all’accelerazione della crescita economica, con apertura a partnership con capitali privati.
Turismo e PMI: i settori più esposti
Il ministro dell’Economia e del Turismo degli Emirati, Abdulla bin Touq Al Marri, ha confermato che il governo sta predisponendo un pacchetto di supporto specifico per il turismo, penalizzato dalla contrazione dei flussi di viaggio e dall’impatto sulle operazioni aeree. Dubai ha già stanziato 272 milioni di dollari a sostegno dei settori colpiti, con priorità a hotel e turismo.
Sul fronte delle piccole e medie imprese, diverse entità a partecipazione pubblica stanno valutando riduzioni degli affitti commerciali per le PMI operative in centri commerciali e uffici. Dubai South Properties ha già annunciato misure concrete per le imprese nel suo Business Park: incentivi di esenzione dall’affitto legati ai rinnovi contrattuali, maggiore flessibilità sui pagamenti differiti e cancellazione di alcune sanzioni amministrative minori. Dubai Retail, il ramo commerciale di Dubai Holding, ha avviato trattative con i locatari dei propri mall per esplorare possibili aggiustamenti delle condizioni contrattuali.
Il quadro geopolitico di riferimento
Gli Emirati non sono direttamente coinvolti nel conflitto tra Israele e Iran, ma la loro posizione geografica e la forte integrazione nei flussi commerciali e finanziari regionali li espone agli effetti di una destabilizzazione prolungata. Dubai, in particolare, è uno dei principali hub di transito per merci, capitali e persone tra Asia, Africa ed Europa. Una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz o un deterioramento della sicurezza regionale avrebbe ricadute dirette sul traffico portuale, sull’aviazione civile e sulla percezione del rischio da parte degli investitori internazionali.
Le rassicurazioni che funzionari e policymaker stanno offrendo in via riservata agli investitori rientrano in una strategia di gestione della narrativa oltre che di politica economica. Il segnale che il governo intende inviare è di continuità istituzionale e capacità di risposta, indipendentemente dall’evoluzione del contesto regionale.
Le misure annunciate finora — dalla liquidità bancaria ai sussidi per il turismo, dagli affitti agevolati ai piani abitativi — indicano un approccio coordinato tra livello federale e amministrazioni locali. L’entità definitiva degli interventi dipenderà in larga misura dalla durata e dall’intensità del conflitto in corso e dai suoi effetti sui mercati energetici e sul sentiment degli investitori internazionali.
