Russia e Cina hanno posto il veto, martedì 7 aprile, alla risoluzione presentata dal Bahrain al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per tutelare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. La proposta ha ottenuto 11 voti favorevoli su 15, con due astensioni, ma il doppio veto dei membri permanenti ne ha bloccato l’adozione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno espresso formalmente il proprio disappunto, ribadendo l’impegno a proseguire su questa strada attraverso canali diplomatici alternativi. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del commercio petrolifero mondiale, è diventato uno snodo geopolitico diretto in seguito all’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Il voto al Consiglio di Sicurezza
La risoluzione, promossa dalla presidenza bahrenita del Consiglio di Sicurezza, invitava gli Stati membri a coordinare misure concrete per proteggere il traffico mercantile nello Stretto. Undici paesi hanno votato a favore, due si sono astenuti, ma il veto congiunto di Mosca e Pechino ha reso il testo inadottabile ai sensi della Carta delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri del Bahrain, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, ha preso atto della bocciatura con una dichiarazione formale, sottolineando che la decisione negativa appartiene a un membro permanente del Consiglio. Il meccanismo del veto, concepito nel 1945 per garantire il consenso tra le grandi potenze, continua a paralizzare l’azione del Consiglio su dossier di sicurezza internazionale ad alta tensione.
La posizione degli Emirati Arabi Uniti
La Missione degli Emirati alle Nazioni Unite ha rilasciato una dichiarazione in cui riafferma che nessuno Stato dovrebbe avere il potere di bloccare le rotte del commercio globale. Abu Dhabi ha ringraziato il Bahrain per l’iniziativa diplomatica e ha annunciato che continuerà a sostenere sforzi internazionali coordinati per garantire la sicurezza della navigazione, indipendentemente dall’esito del voto. La posizione degli Emirati riflette un interesse strutturale: il paese è tra i principali esportatori di petrolio e gas naturale liquefatto, e la piena operatività dello Stretto di Hormuz è condizione diretta della sua economia. Qualsiasi interruzione prolungata del transito avrebbe ricadute immediate sui flussi di esportazione emiratini e sui prezzi energetici globali.
Il contesto geopolitico
La crisi attorno allo Stretto di Hormuz si inserisce in uno scenario più ampio di tensioni militari che coinvolgono Iran, Israele e Stati Uniti. Teheran ha ripetutamente evocato, in passato, la possibilità di chiudere lo Stretto come leva di pressione in caso di conflitto aperto. La mancata adozione della risoluzione lascia il campo privo di un mandato multilaterale formale per la protezione delle rotte commerciali, spostando il peso dell’iniziativa su coalizioni ad hoc o accordi bilaterali. Russia e Cina, entrambe legate all’Iran da rapporti commerciali e strategici consolidati, hanno già in precedenza utilizzato il veto per bloccare testi percepiti come funzionali agli interessi occidentali nella regione.
Il fallimento del voto non scioglie la questione operativa: le rotte attraverso Hormuz restano esposte e la comunità internazionale rimane divisa sugli strumenti per tutelarle. Gli Emirati hanno già annunciato che continueranno a lavorare con i partner per costruire soluzioni coordinate al di fuori del perimetro onusiano. La prossima settimana potrebbero emergere nuove iniziative in sede regionale o nell’ambito delle alleanze di sicurezza marittima già attive nella zona.
