PMI degli Emirati scende ai minimi da tre anni: guerra in Medio Oriente frena la crescita

Il settore privato non-petrolifero degli Emirati Arabi Uniti ha rallentato in modo marcato a marzo. L’indice PMI elaborato da S&P Global è sceso a 52,9, dal 55,0 di febbraio, toccando il valore più basso da giugno 2021. Il conflitto in Medio Oriente ha compresso la domanda, allungato i tempi di consegna e spinto verso l’alto i prezzi degli input. La lettura resta sopra la soglia di espansione di 50, ma il margine si è assottigliato. Secondo l’economista Hamzeh Al Gaaod, specializzato nell’area MENA, tra i fattori di fondo c’è anche la progressiva uscita dal paese di investitori e lavoratori stranieri, in particolare europei e nordamericani.

Turismo, retail e logistica: i settori più colpiti

L’analisi settoriale di S&P Global indica che turismo, commercio al dettaglio e logistica hanno subito l’impatto più diretto. Il calo di presenze — insolito per questo periodo dell’anno — è legato sia al rientro anticipato di molti espatriati sia alla cancellazione di viaggi da parte di turisti internazionali. La logistica sconta invece le perturbazioni lungo rotte strategiche, incluse le segnalate criticità nello Stretto di Hormuz. Tecnologia e costruzioni hanno registrato un rallentamento più contenuto, ma comunque rilevante. David Owen, senior economist di S&P Global, ha precisato che molte imprese hanno mantenuto portafogli ordini solidi e lavori in corso, fattore che ha impedito al PMI di scendere sotto la soglia di espansione.

Anche Dubai riflette la tendenza generale: il PMI cittadino è calato a 53,2 a marzo, dal 54,6 di febbraio, il livello più basso degli ultimi nove mesi. La fiducia delle imprese dubaiote sulla produzione futura è scesa al minimo dalla fine del 2020.

Catene di fornitura sotto pressione, prezzi in rialzo

Sul fronte dell’offerta, l’indice sui tempi di consegna dei fornitori ha registrato la contrazione mensile più ampia dall’avvio della serie storica, circa quindici anni fa. Le performance dei vendor sono peggiorate per la prima volta da settembre 2021. I colli di bottiglia lungo le rotte marittime, in particolare nell’area dello Stretto di Hormuz, si sono tradotti in attese significativamente più lunghe per gli input critici.

Per tutelare i margini, le imprese hanno aumentato i prezzi di vendita al ritmo più rapido degli ultimi undici anni e mezzo. I costi di acquisto sono saliti a marzo al passo più sostenuto da luglio 2024, con rincari che hanno interessato logistica, carburanti, energia, acciaio, tecnologia e macchinari. La maggior parte delle aziende ha scelto di trasferire almeno in parte questi aumenti sui clienti finali.

Le prospettive legate alla stabilità regionale

Le aspettative delle imprese sull’attività dei prossimi dodici mesi sono scese ai minimi degli ultimi sessantuno mesi, riflettendo l’incertezza sulla durata e sull’intensità del conflitto. Owen ha rilevato che alcune aziende traggono sostegno dalle prospettive di crescita di lungo periodo, dalla domanda nel settore tecnologico e dai piani di spesa pubblica, tra cui la Visione Economica 2030 di Abu Dhabi. L’aumento degli arretrati di lavoro segnala che esiste un portafoglio commerciale latente, pronto ad attivarsi se la situazione si stabilizza.

Al Gaaod è diretto nella sua valutazione: quanto più il conflitto si prolunga e lo Stretto di Hormuz resta sotto pressione, tanto più le imprese produttive ed esportatrici accuseranno il colpo. La variabile determinante, per i prossimi mesi, resta la stabilità dell’area.

Cristiano Volpi
Cristiano Volpihttps://dubai24.it
Consulente e imprenditore con base a Dubai e a Tallinn. Fondatore di Volpi & Partners FZ LLC e direttore editoriale di dubai24.it, specializzato in fiscalità internazionale e mercati degli Emirati Arabi Uniti.

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