Il rallentamento degli investimenti globali a rischio capitale sta spingendo le startup della regione MENA a guardare con maggiore attenzione ai fondi locali. A marzo 2025, il totale dei finanziamenti raccolti nella regione si è attestato a 46,5 milioni di dollari su 17 operazioni, la metà rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Gli operatori del settore attribuiscono parte del calo ai tempi tecnici legati a Ramadan ed Eid, ma il segnale di fondo rimane: gli investitori early-stage stanno diventando più selettivi, e in alcuni casi stanno spostando capitali verso asset class percepiti come più sicuri.
I fondi regionali come argine all’incertezza
Ryaan Sharif, general manager di una società di venture capital negli Emirati, segnala un ritiro parziale degli angel investor, figure che tradizionalmente sostengono le fasi più precoci dello sviluppo di una startup. In questo contesto, i fondi VC regionali stanno assumendo un peso maggiore, non solo per la disponibilità di capitale ma per la loro familiarità con le dinamiche locali e la capacità di prendere decisioni in tempi rapidi.
Lucy Chow, partner di Pact VC, propone di formalizzare questa tendenza in un programma strutturato denominato “Invest in Mena”, destinato a convogliare risorse da angel investor, family office e fondi sovrani radicati nella regione verso le startup locali. La logica è semplice: chi conosce il mercato è meglio attrezzato per valutarne le opportunità, anche in fasi di instabilità esterna.
Il quadro complessivo del primo trimestre 2025 resta tuttavia positivo rispetto all’anno precedente: 845 milioni di dollari raccolti contro i 701 milioni del primo trimestre 2024, secondo i dati della piattaforma Digital Digest. La crescita è in larga parte attribuibile allo slancio accumulato nella seconda metà del 2024.
Il nodo del finanziamento alle imprenditrici
Tra i segmenti più esposti alla contrazione degli investimenti c’è quello delle startup fondate da donne. Jen Blados, fondatrice e CEO di Female Fusion, comunità emiratina di imprenditrici, osserva che il divario nell’accesso al capitale per le donne esisteva già prima dell’attuale fase di incertezza. I fondi VC regionali, secondo Blados, avranno un ruolo determinante proprio perché operano attraverso reti di fiducia consolidate, elemento centrale nell’accesso al credito per le imprenditrici della regione.
I dati di Tracxn restituiscono la dimensione del mercato: al 1° gennaio 2025, la regione GCC contava oltre 4.270 startup finanziate, con una raccolta complessiva di circa 267 miliardi di dollari. L’ecosistema include nove unicorni e ha registrato quasi 2.900 round di finanziamento, dal pre-seed alle operazioni di stadio avanzato, con oltre 3.000 investitori coinvolti.
Chi continua a raccogliere capitali
Non tutte le startup stanno adottando un approccio difensivo. Estaie, startup nel segmento hospitality-tech specializzata in prenotazioni di medio e lungo termine tramite intelligenza artificiale, ha annunciato un investimento pre-seed a sette cifre. Il fondatore Osama Shawky, con sei imprese all’attivo e tre exit alle spalle, ha dichiarato di voler espandere la presenza da Dubai a 35 città nel mondo entro l’anno.
“Gli investitori non smetteranno di investire”, ha affermato Shawky, indicando nella vocazione globale il requisito fondamentale per attrarre capitali anche in questa fase. Il consiglio che rivolge ad altri fondatori è di progettare prodotti con una platea internazionale fin dall’inizio, senza limitarsi ai mercati locali.
Il messaggio che emerge dal settore è coerente: la contrazione degli investitori internazionali non azzera le opportunità, ma modifica le condizioni di accesso al capitale. Per le startup della regione, la prossimità geografica e culturale con i fondi locali diventa un vantaggio competitivo concreto, non un ripiego.
