TotalEnergies e Masdar uniscono le energie rinnovabili in Asia in una joint venture da 2,2 miliardi

TotalEnergies e Masdar, la società rinnovabile di Abu Dhabi, hanno costituito una joint venture per lo sviluppo di energia solare, eolica e da accumulo in nove paesi asiatici. Il valore complessivo dell’operazione è di 2,2 miliardi di dollari. Il progetto nasce in un momento in cui i costi del gas e del petrolio sono tornati a salire — in parte per effetto delle tensioni legate al conflitto in Iran — rendendo le fonti rinnovabili finanziariamente più competitive. La nuova entità avrà sede ad Abu Dhabi e impiegherà circa 200 persone provenienti dai due gruppi.

Capacità e mercati coinvolti

La joint venture partirà con 3 gigawatt di impianti già operativi e punta ad aggiungerne altri 6 entro il 2030, per un totale di 9 gigawatt. I paesi coperti dall’accordo sono Azerbaijan, Indonesia, Giappone, Kazakhstan, Malaysia, Filippine, Singapore, Corea del Sud e Uzbekistan. Una volta completato il processo di chiusura dell’operazione, la joint venture diventerà il veicolo esclusivo attraverso cui entrambe le aziende svilupperanno, costruiranno e gestiranno impianti onshore in questi mercati.

La presenza dell’Asia centrale — Kazakhstan e Uzbekistan in particolare — riflette una tendenza più ampia: le imprese emiratine hanno identificato questa area come priorità strategica per gli investimenti negli ultimi anni, sfruttando le relazioni diplomatiche ed economiche che gli Emirati hanno consolidato con i governi della regione. Masdar, controllata da Abu Dhabi National Energy Company, ADNOC e Mubadala, punta ad arrivare a 100 gigawatt di capacità lorda entro il 2030: condividere i costi di sviluppo con un partner come TotalEnergies accelera il percorso senza impegnare capitale proprio in modo esclusivo.

La logica industriale per TotalEnergies

Per la major francese, l’accordo si inserisce in una strategia di razionalizzazione del portafoglio rinnovabile. TotalEnergies ha scelto di concentrare la crescita del proprio business elettrico nei mercati liberalizzati di Europa, Stati Uniti e Brasile, oltre che nei paesi dove ha già attività di estrazione di idrocarburi. I nove mercati asiatici coperti dalla joint venture con Masdar non rientrano in questo perimetro strategico primario: aggregarli in un veicolo condiviso consente al gruppo di mantenere esposizione alla crescita della domanda di energia pulita in Asia senza doverla gestire in autonomia.

Il modello richiama operazioni simili già viste nel settore: cedere o compartecipare asset considerati non strategici per liberare risorse da concentrare altrove è una pratica consolidata tra le grandi compagnie energetiche. In questo caso, tuttavia, la cessione non è totale — TotalEnergies resta coinvolta nella governance e nei proventi — il che suggerisce un interesse a mantenere una presenza in mercati a forte crescita come Indonesia, Giappone e Corea del Sud.

Abu Dhabi rafforza il ruolo nell’energia verde globale

La scelta di Abu Dhabi come sede della joint venture non è solo simbolica. Gli Emirati Arabi Uniti stanno usando Masdar come strumento di proiezione economica internazionale, affiancando la tradizionale diplomazia degli idrocarburi con una crescente presenza nelle infrastrutture rinnovabili. L’accordo con TotalEnergies consolida questa posizione, portando il nome emiratino al centro di un progetto che copre una porzione significativa dell’Asia orientale e centrale.

Per gli investitori che seguono il mercato emiratino, l’operazione conferma che Abu Dhabi non sta semplicemente diversificando per obbligo: sta costruendo posizioni di lungo periodo in settori ad alta crescita, con la capacità finanziaria e diplomatica per farlo a scala continentale.

Cristiano Volpi
Cristiano Volpihttps://dubai24.it
Consulente e imprenditore con base a Dubai e a Tallinn. Fondatore di Volpi & Partners FZ LLC e direttore editoriale di dubai24.it, specializzato in fiscalità internazionale e mercati degli Emirati Arabi Uniti.

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