Il settore privato non-petrolifero degli Emirati Arabi Uniti ha registrato a marzo il ritmo di crescita più contenuto degli ultimi tre anni, secondo il Purchasing Managers’ Index elaborato da S&P Global. L’indice è sceso a 52,9 da 55,0 di febbraio, restando comunque al di sopra della soglia di 50 che separa espansione da contrazione. Il rallentamento riflette in larga misura le perturbazioni logistiche legate ai conflitti regionali, che hanno allungato i tempi di consegna e aumentato i costi di trasporto e assicurazione. La domanda interna ha tenuto, e le aziende hanno continuato ad assumere personale.
Conflitto regionale e pressioni sui costi
Le disruption lungo le rotte di approvvigionamento — in parte riconducibili alle tensioni nello Stretto di Hormuz — hanno inciso su logistica, carburante e attrezzature tecnologiche, spingendo le imprese ad aumentare i prezzi di vendita al ritmo più elevato degli ultimi undici anni e mezzo. Nonostante questo, la domanda non ha mostrato cedimenti significativi: i nuovi ordini sono cresciuti per il settimo mese consecutivo, seppur a un ritmo più moderato, e anche la domanda estera è rimasta positiva. Le aziende hanno riportato un accumulo di commesse inevase, segnale che i contratti in portafoglio continueranno a sostenere l’attività nei mesi prossimi.
David Owen, economista senior di S&P Global Market Intelligence, ha osservato che le imprese si stanno adattando alle perturbazioni mantenendo lo slancio di crescita. Ha citato la solidità dei portafogli ordini, l’espansione della produzione e la forza della domanda in settori come tecnologia e costruzioni, oltre ai programmi di spesa pubblica come fattori stabilizzatori.
Dubai e Abu Dhabi: espansione a ritmi diversi
Anche il PMI di Dubai ha rallentato, passando da 54,6 a 53,2, mantenendosi comunque su livelli storicamente solidi. L’emirato ha registrato ritardi nelle catene di fornitura e rincari dei costi operativi, ma output e nuovi ordini hanno continuato a crescere, sostenuti dall’attività infrastrutturale, dagli investimenti nel digitale e dall’esecuzione di progetti già avviati. Abu Dhabi, dal canto suo, è stata più volte indicata come ancora di sostegno per l’espansione futura grazie ai programmi di sviluppo a lungo termine e alle iniziative di industrializzazione nazionale.
Il Fondo Monetario Internazionale ha confermato una valutazione positiva sull’economia emiratina, sottolineando i solidi buffer fiscali e la capacità del settore non-petrolifero diversificato di mantenere un’espansione sostenuta nel medio termine. La Banca Centrale degli Emirati ha a sua volta evidenziato la crescita del credito, gli investimenti infrastrutturali e l’aumento dell’attività privata come elementi portanti del momentum non-oil.
Fiducia in calo, ma prospettive stabili
La fiducia delle imprese è scesa ai minimi degli ultimi cinque anni per effetto delle incertezze geopolitiche, ma la maggior parte degli operatori si è dichiarata orientata positivamente riguardo all’attività futura. I fattori citati più frequentemente come sostegno alla crescita includono la domanda interna robusta, la diffusione delle tecnologie digitali e i piani di investimento governativi. I dati di marzo confermano che il settore non-petrolifero degli Emirati conserva una capacità di adattamento che ha finora limitato l’impatto delle tensioni regionali sull’economia reale. Le previsioni di crescita per il 2025 e il 2026 restano invariate nelle stime dei principali istituti internazionali, anche in presenza di un contesto esterno più complesso.
