Meloni in missione nel Golfo: energia e sicurezza dei trasporti marittimi al centro dei colloqui

Giorgia Meloni ha concluso sabato un giro di tre tappe nel Golfo Persico — Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti — incentrato su energia e stabilità regionale. Il viaggio, non annunciato in anticipo per ragioni di sicurezza, si inserisce nel contesto del conflitto in corso che ha visto attacchi missilistici e con droni iraniani contro infrastrutture della regione, in risposta ai raid statunitensi e israeliani che a febbraio hanno ucciso la guida suprema iraniana. Secondo fonti di governo a Roma, la premier è stata la prima leader di un paese UE o NATO a recarsi nel Golfo dall’inizio della guerra.

Stretto di Hormuz e forniture energetiche

Ad Abu Dhabi, Meloni è stata ricevuta dal presidente Mohamed bin Zayed Al Nahyan. I colloqui hanno riguardato le condizioni per porre fine al conflitto in corso, con particolare attenzione alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo stretto è chiuso dall’inizio della guerra e rappresenta un passaggio obbligato per una quota rilevante del commercio globale di petrolio e gas. Donald Trump ha già sollecitato i paesi occidentali a contribuire alla sicurezza di quella rotta, ma Meloni ha ribadito che l’Italia non intende partecipare a operazioni militari.

A Doha, la premier aveva incontrato l’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani. Oggetto del confronto, la crisi energetica innescata dal conflitto e le misure per attenuarne gli effetti. Il Qatar ha subito attacchi alle proprie infrastrutture di estrazione e trasporto di gas naturale, con ripercussioni dichiarate sulla capacità di esportazione. Meloni ha manifestato la disponibilità italiana a contribuire alla ricostruzione di tali impianti, definiti dalla delegazione romana essenziali per la sicurezza energetica globale.

La dipendenza energetica italiana

L’Italia importa la quasi totalità del gas e del petrolio che consuma. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture qatarine si traducono direttamente in pressione sui prezzi e incertezza sulle forniture. Il governo Meloni segue con preoccupazione la dinamica dei prezzi energetici sin dall’escalation del conflitto. La fonte governativa citata dall’AFP ha descritto il Golfo come una “fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia”, motivazione primaria del viaggio.

In Arabia Saudita, prima tappa, Meloni aveva incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman. I dettagli di quel colloquio non sono stati resi noti ufficialmente, ma il paese resta il principale produttore OPEC e un interlocutore determinante per qualsiasi discussione sulla stabilità dei mercati petroliferi. Il palazzo dell’emiro qatarino ha sottolineato in una nota la necessità condivisa di privilegiare la via diplomatica per contenere la crisi.

Posizione italiana tra Washington e la neutralità

Meloni è considerata tra i leader europei più vicini a Trump, ma su questo dossier mantiene una posizione distinta. Ha escluso un coinvolgimento militare italiano nelle operazioni nel Golfo, pur sostenendo politicamente gli alleati. Il viaggio rappresenta un tentativo di presidiare diplomaticamente una regione da cui dipende l’approvvigionamento energetico nazionale, senza assumere impegni che porterebbero Roma dentro un conflitto ancora in evoluzione.

La scelta di non annunciare la missione in anticipo riflette il livello di rischio operativo nella regione. Nessun altro leader europeo o NATO aveva compiuto una visita analoga dall’inizio delle ostilità. L’Italia punta a rafforzare relazioni bilaterali con i tre paesi del Golfo in un momento in cui la riconfigurazione delle catene di approvvigionamento energetico apre spazi per nuovi accordi commerciali e industriali.

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