Oman e Iran discutono la sicurezza dei transiti nello Stretto di Hormuz

Funzionari di Oman e Iran si sono incontrati sabato per discutere misure volte a garantire il regolare transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha comunicato domenica il ministero degli Esteri di Muscat, senza precisare luogo né formato dei colloqui. Le due delegazioni hanno presentato proposte che saranno esaminate nelle prossime settimane. Il confronto avviene mentre la navigazione nello stretto è di fatto compromessa dal conflitto in corso, con ripercussioni dirette sui mercati energetici globali: attraverso quella rotta transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

Il contesto diplomatico

L’incontro fa seguito a dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che nei giorni precedenti aveva indicato come Iran e Oman dovessero guidare la definizione di un quadro di monitoraggio del traffico nello stretto, in vista di un eventuale cessate il fuoco. Gli Stati del Golfo hanno però già fatto sapere di voler essere inclusi in qualsiasi negoziato che riguardi i transiti nella via d’acqua, rivendicando un ruolo diretto nelle decisioni che li riguardano economicamente e strategicamente.

Muscat ricopre da anni un ruolo di intermediario tra Teheran e Washington. Prima dello scoppio del conflitto, il 28 febbraio — innescato da attacchi aerei statunitensi e israeliani sull’Iran — l’Oman stava facilitando i negoziati sul dossier nucleare iraniano. Dopo l’escalation, Muscat ha condannato le violenze, confermato la propria neutralità e sollecitato un ritorno al dialogo.

Attacchi alle infrastrutture del Golfo

Parallelamente ai colloqui diplomatici, il conflitto continua a colpire le infrastrutture energetiche della regione. Negli Emirati Arabi Uniti, detriti di minacce aeree intercettate hanno provocato un incendio presso l’impianto petrolchimico Borouge di Ruwais: le operazioni sono state sospese per consentire la valutazione dei danni, senza feriti segnalati. In Kuwait, la Kuwait Petroleum Corporation ha riferito che diversi impianti sono stati colpiti da attacchi con droni, con incendi e danni materiali gestiti dalle squadre di emergenza. Anche la Gulf Petrochemical Industries Company del Bahrain ha segnalato attacchi alle proprie strutture, con un incendio domato senza vittime.

Gli episodi evidenziano la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche del Golfo e alimentano le preoccupazioni degli operatori del settore sulla continuità delle forniture, in un momento in cui i mercati globali dell’energia sono già sotto pressione.

Le implicazioni per i mercati energetici

Lo Stretto di Hormuz è l’unico sbocco via mare per la maggior parte delle esportazioni di idrocarburi di Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Iran stesso. Una compromissione prolungata del transito avrebbe effetti a catena su prezzi del petrolio, costi di trasporto e approvvigionamenti per i principali paesi importatori, in particolare in Asia orientale. Le discussioni tra Oman e Iran rappresentano un primo canale tecnico-diplomatico per contenere il rischio, ma le proposte emerse dai colloqui di sabato dovranno ancora essere esaminate e non è stata fissata alcuna scadenza per un accordo.

La stabilità dello stretto resta dunque incerta, in assenza di un cessate il fuoco che rimane al momento fuori orizzonte.

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