Da quando gli attacchi iraniani con droni e missili hanno colpito il territorio degli Emirati Arabi Uniti, le autorità di Dubai hanno avviato una sistematica repressione della circolazione di immagini e notizie relative agli episodi. Centinaia di residenti sono stati arrestati per aver condiviso fotografie o messaggi privati riguardanti i bombardamenti. Il caso più emblematico riguarda un attacco del 12 marzo a Creek Harbour, quartiere residenziale frequentato da espatriati: tre sopravvissuti sono stati fermati dopo aver inviato foto della loro abitazione danneggiata ai propri familiari, semplicemente per rassicurarli.
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Il quadro normativo applicato è quello delle leggi emiratine sui reati informatici, che vietano la diffusione di “notizie false, voci o propaganda provocatoria” suscettibili di turbare l’ordine pubblico. Le sanzioni previste includono la deportazione, due anni di carcere e multe tra 20.000 e 200.000 dirham (circa 5.400 e 54.500 dollari). Il procuratore generale degli EAU, Hamad Saif Al Shamsi, ha giustificato le misure sostenendo che la diffusione di contenuti sugli attacchi iraniani potrebbe generare panico e dare “una falsa impressione della situazione reale del paese.”
Radha Stirling, CEO di Detained in Dubai — organizzazione che fornisce assistenza legale agli stranieri in difficoltà negli Emirati — stima che le persone arrestate in applicazione di queste norme siano “centinaia”, definendo quella cifra probabilmente al ribasso. Secondo Stirling, le forze di sicurezza fermano i passanti per esaminare i loro smartphone o si presentano direttamente alle abitazioni private con la stessa richiesta. “Va dalla cameriera filippina al milionario. È un’applicazione della legge ampia e draconiana.”
Giornalisti accreditati nel mirino, influencer riconvertiti alla propaganda
La stretta non risparmia i media internazionali. Diverse testate mantengono uffici negli EAU, eppure dell’attacco alla petroliera kuwaitiana Al Salmi — colpita da un drone iraniano nel porto di Dubai con un carico di due milioni di barili di greggio — è emersa praticamente una sola immagine, quella di una colonna di fumo sull’acqua. La Kuwait Petroleum Corporation ha diffuso una foto della nave soltanto a incendio spento. Fonti citate da TIME riferiscono che alcuni giornalisti accreditati sono stati trattenuti per giorni senza motivi formali. Sara Qudah, direttrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa del Committee to Protect Journalists, dichiara che i cronisti locali le riferiscono in forma riservata di essere soggetti a “regole rigide che vietano di pubblicare o parlare con altri media di quanto sta accadendo.”
Sul fronte dei social media, la traiettoria degli influencer residenti a Dubai è indicativa. Dopo i primi attacchi, molti avevano pubblicato video di missili in volo e file fuori dalle enoteche, lamentandosi dei ritardi aeroportuali. Nelle settimane successive, quegli stessi account hanno virato verso contenuti di elogio della risposta governativa, ripetendo formule sulla “salda leadership” degli EAU.
Il modello Dubai sotto pressione
Dubai si è costruita un’identità globale fondata su tre pilastri: sicurezza, apertura e opportunità economica. Il visto d’oro attira residenti facoltosi con vantaggi fiscali; la licenza per influencer, introdotta a febbraio, è parte di una strategia comunicativa che ha trasformato la città in uno dei mercati più attivi al mondo per i contenuti digitali. Zoe Hurley, autrice di uno studio sull’influencer marketing a Dubai, descrive gli EAU come “la città che si sviluppa nell’era dei social media”, sottolineando la natura “strategica e consapevole” di questo approccio.
Sullo sfondo, gli Emirati affrontano accuse di segno opposto rispetto all’immagine di stabilità che promuovono: monitoro ONU accusano Abu Dhabi di sostenere i ribelli anti-governativi nel conflitto sudanese, che ha provocato oltre 400.000 vittime e 11 milioni di sfollati dall’aprile 2023.
La tensione tra la narrativa ufficiale di Dubai come “città più sicura del mondo” e la realtà di un conflitto alle porte — gestito attraverso arresti di massa e blackout informativi — ridefinisce i termini di un modello che ha attirato negli ultimi anni capitali, aziende e residenti da tutto il mondo. Decine di migliaia di stranieri hanno già lasciato la città dall’inizio degli attacchi iraniani. Per chi resta o valuta di trasferirsi, il contesto è cambiato in modo tangibile.
