Le Guardie della Rivoluzione minacciano sedi di Apple, Google e Tesla negli Emirati

Le Guardie della Rivoluzione iraniane (IRGC) hanno pubblicato una lista di 18 società americane — tra cui Apple, Google, Microsoft, Tesla e NVIDIA — avvertendo che colpiranno le loro strutture nella regione del Golfo ad ogni successiva eliminazione di leader iraniani da parte di Usa e Israele. La minaccia arriva dopo che un attacco aereo congiunto ha ucciso il 28 del mese scorso la maggior parte della leadership del regime, incluso il Presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale Ali Larijani e il ministro dell’Intelligence Esmaeil Khatib. Gli Emirati Arabi Uniti, dove numerose multinazionali americane hanno sedi operative e reti commerciali, si trovano direttamente nel perimetro indicato dall’IRGC.

La lista e l’ultimatum

Nel comunicato diffuso dall’agenzia iraniana Tasnim, l’IRGC sostiene che le aziende ICT e di intelligenza artificiale americane “progettano e tracciano obiettivi terroristici” e sarebbero pertanto corresponsabili degli attacchi subiti dall’Iran. Le diciotto società citate sono Apple, Google, Meta, Microsoft, HP, Intel, IBM, Cisco, Tesla, NVIDIA, Oracle, JP Morgan, Boeing, Dell Technologies, Palantir, General Electric, G42 e Spire Solutions. Le ultime due — G42 e Spire Solutions — sono rispettivamente un conglomerato tecnologico con sede ad Abu Dhabi e una società di sicurezza informatica attiva negli Emirati, il che segnala una conoscenza diretta del tessuto corporate locale. L’IRGC ha fissato un ultimatum a partire dalle 20:00 ora di Teheran del 1° del mese, invitando dipendenti e residenti nel raggio di un chilometro dalle strutture interessate a evacuare immediatamente.

Il contesto: escalation dopo l’eliminazione della leadership iraniana

L’attacco del 28 scorso ha decapitato gran parte del vertice istituzionale della Repubblica Islamica, incluso il Comandante della Marina dei Pasdaran Alireza Tangsiri. Israele ha condotto assassinii mirati nelle settimane successive. L’Iran ha risposto prendendo di mira infrastrutture tecnologiche occidentali nel Golfo: a inizio marzo droni iraniani avevano già colpito diversi data center di Amazon negli Emirati e in Bahrain. L’esercito iraniano ha inoltre rivendicato questa mattina attacchi con droni contro centri industriali di Siemens e impianti di telecomunicazioni di AT&T nelle aree di Tel Aviv e Haifa, citando il coinvolgimento di queste aziende nei sistemi d’arma israeliani. La scelta di colpire infrastrutture civili e commerciali — anziché obiettivi militari tradizionali — rappresenta una tattica deliberata volta a massimizzare la pressione economica su Washington e sui suoi partner regionali.

Le implicazioni per Dubai e gli Emirati

Gli Emirati ospitano uffici regionali o hub operativi di quasi tutte le aziende presenti nella lista IRGC. Dubai e Abu Dhabi hanno investito negli ultimi anni nella costruzione di un ecosistema tech attrattivo per le multinazionali americane, con zone franche dedicate come Dubai Internet City e Hub71. La presenza nella lista di G42 — partecipata da fondi sovrani emiratini e partner commerciale di Microsoft — indica che la tensione potrebbe ricadere su rapporti bilaterali costruiti negli anni e formalizzati con gli Accordi di Abramo del 2020. Le autorità emiratine non hanno al momento rilasciato dichiarazioni pubbliche in risposta alle minacce. La situazione resta in rapida evoluzione e le società presenti nella regione stanno valutando misure di sicurezza per il proprio personale e le proprie strutture.

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