La Spagna chiude lo spazio aereo ai voli militari USA coinvolti nelle operazioni in Iran

La Spagna ha esteso le misure di distanza dalla campagna militare americana contro l’Iran, vietando il transito nel proprio spazio aereo ai voli statunitensi impegnati nell’operazione. La decisione si aggiunge al divieto, annunciato a inizio marzo, di utilizzo di due basi militari USA sul territorio spagnolo per aeromobili coinvolti negli attacchi. Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha illustrato la scelta in un’intervista a Cadena SER, inquadrandola nella posizione più ampia del governo: non partecipare né contribuire a un conflitto avviato, secondo Madrid, in violazione del diritto internazionale.

Il quadro delle tensioni con Washington

La Spagna è tra i pochi paesi NATO ad aver assunto una posizione esplicitamente critica nei confronti dell’operazione militare americana. Il premier Pedro Sánchez aveva già definito la guerra “illegale”, collocandosi all’ala più critica tra i leader europei. La revoca dei diritti di sorvolo rappresenta il passo successivo a una traiettoria già avviata, non un cambio di rotta improvviso.

Le reazioni di Washington non si sono fatte attendere. Il presidente Donald Trump aveva minacciato di interrompere tutti gli scambi commerciali con la Spagna dopo il primo provvedimento sulle basi. Secondo Cuerpo, quelle minacce non si sono concretizzate. Il rapporto commerciale tra i due paesi resta, per ora, invariato, ma la tensione diplomatica rimane alta.

Il contenzioso con gli Stati Uniti non si limita alla questione iraniana. Madrid è l’unico membro dell’Alleanza atlantica a non aver sottoscritto l’obiettivo del 5% del PIL destinato alla difesa, approvato da tutti gli altri alleati. Una posizione che alimenta frizioni con Washington su un piano più strutturale, indipendentemente dalla crisi in corso.

La posizione diplomatica spagnola

Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha spiegato la logica del provvedimento in termini espliciti: evitare qualsiasi contributo all’escalation del conflitto. Parlando a RAC1, Albares ha ribadito che la priorità del governo è favorire la de-escalation e il ritorno alla diplomazia. La formulazione rispecchia la linea tenuta da Madrid fin dall’inizio dell’operazione americana.

La notizia del divieto di sorvolo era stata anticipata dal quotidiano El País prima della conferma ufficiale. Il governo non ha fornito dettagli tecnici sull’applicazione della misura né sui meccanismi di controllo. Non è chiaro, al momento, se altri paesi europei stiano valutando misure analoghe, né se la questione sarà discussa in sede NATO o UE.

La Spagna ospita due installazioni militari statunitensi rilevanti: la base navale di Rota e la base aerea di Morón de la Frontera, entrambe strategicamente significative per le operazioni USA nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Il blocco del loro utilizzo per la campagna iraniana ha già modificato, almeno parzialmente, la logistica operativa americana nella regione.

Le implicazioni per gli equilibri NATO

La scelta spagnola apre una questione più ampia sulla coesione dell’Alleanza atlantica in un momento di tensione prolungata. Nessun altro membro NATO ha adottato misure paragonabili nei confronti delle operazioni militari statunitensi in Iran. La Spagna si trova quindi in una posizione isolata all’interno dell’Alleanza, con potenziali ricadute sui rapporti bilaterali e sul proprio peso nelle decisioni collettive.

Il governo Sánchez sembra aver valutato che il costo politico interno di una posizione critica verso Washington sia inferiore al costo di apparire complice di un conflitto percepito come illegittimo dall’opinione pubblica spagnola. Le prossime settimane diranno se questa scommessa reggerà alla pressione americana.

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