Due portacontainer della compagnia cinese COSCO, la CSCL Indian Ocean e la CSCL Arctic Ocean, hanno invertito la rotta a circa 15 miglia nautiche a sud-est di Dubai, dirottando verso Port Klang in Malesia. L’episodio, avvenuto intorno alle 03:50 UTC, rappresenta il primo tentativo documentato da parte di una grande linea containerizzata di transitare lo Stretto di Hormuz da quando le Guardie della Rivoluzione iraniane (IRGC) hanno irrigidito il blocco navale. L’analista di Kpler Rebecca Gerdes ha confermato la natura inedita dell’evento. Tra le navi fermate dall’IRGC in quella stessa fase figuravano unità di diverse nazionalità, segnale che Teheran non applica distinzioni su base di bandiera.
Il fallimento della diplomazia bilaterale sino-iraniana
La mossa dell’IRGC mette in discussione uno degli assi portanti della strategia commerciale cinese nella regione: l’ipotesi che i rapporti bilaterali con Teheran potessero garantire un trattamento preferenziale al naviglio sotto bandiera cinese. Il blocco delle due navi COSCO dimostra che quella protezione diplomatica, se mai è esistita, non regge alla prova operativa.
Restano aperte due letture dell’accaduto. Se COSCO ha tentato il transito all’interno del quadro di coordinamento istituito dall’IRGC, quel quadro si è rivelato incapace di garantire il passaggio sicuro. Se invece il tentativo è avvenuto al di fuori di quel sistema, la scelta conferma che i grandi armatori non vedono alternative praticabili alla piena conformità con le direttive di routing iraniane. In entrambi i casi, l’esito è il medesimo: nessuna nave container può attraversare lo stretto senza esporsi a interruzioni.
Le conseguenze commerciali si sommano a quelle geopolitiche. Port Klang, destinazione alternativa scelta da COSCO, si trova a oltre 1.600 miglia nautiche da Hormuz. Il deviazione allunga i tempi di trasporto, aumenta i costi operativi e introduce incertezza nelle catene di approvvigionamento che transitano tradizionalmente dal Golfo Persico verso i mercati asiatici ed europei.
Pechino protesta, l’ONU propone un corridoio umanitario
Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato che “l’uso della forza o la minaccia della forza contro navi civili in acque internazionali è inaccettabile in qualsiasi circostanza e deve cessare immediatamente.” Pechino non ha tuttavia precisato se la dichiarazione sia rivolta a Teheran, a Washington, o a entrambi — un’ambiguità che riflette la difficoltà cinese nel gestire relazioni con due interlocutori in aperto conflitto.
Sul piano multilaterale, l’ONU ha accelerato i lavori su un meccanismo di corridoio umanitario attraverso lo stretto, coordinato da Jorge Moreira da Silva e modellato sull’iniziativa del Mar Nero per il grano. L’obiettivo è creare una corsia protetta per le spedizioni civili, ma i precedenti analoghi mostrano che simili accordi richiedono settimane di negoziato e il consenso attivo delle parti in campo — incluso l’IRGC, che finora non ha mostrato disponibilità a trattare su base multilaterale.
Ripercussioni sul traffico commerciale nel Golfo
Dubai, principale hub logistico del Golfo, registra gli effetti indiretti del blocco attraverso la deviazione dei flussi containerizzati. Il porto di Jebel Ali, tra i più trafficati al mondo, dipende in misura significativa dalla libertà di navigazione nello stretto per i transiti verso l’Oceano Indiano. Un’interruzione prolungata del traffico containerizzato modifica i pattern di scalo nell’intera area, con effetti sui tempi di sdoganamento, sui noli e sulla pianificazione logistica delle imprese operanti negli Emirati.
L’episodio segnala che, in assenza di un accordo verificabile tra le parti, le grandi compagnie di navigazione tenderanno a evitare il transito a prescindere dalla bandiera battuta, orientando i propri servizi verso rotte alternative più lunghe ma prevedibili.
