I mercati azionari del Golfo hanno imboccato traiettorie opposte dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Da un lato Arabia Saudita e Oman, sostenute dai prezzi energetici elevati e da flussi di capitali difensivi. Dall’altro Dubai, Bahrain e Qatar, penalizzate dall’esposizione al real estate e all’incertezza geopolitica. Il Dubai Financial Market General Index ha perso quasi il 16% dal 1° marzo, mentre il Tadawul saudita ha guadagnato il 5,8% nello stesso arco di tempo. La divergenza riflette strutture economiche differenti e sensibilità diverse agli shock esterni, in un contesto in cui i prezzi del greggio Brent si attestano intorno ai 110 dollari al barile.
Petrolio e infrastrutture: il vantaggio saudita
La sovraperformance dell’indice saudita è in larga misura una funzione del peso che le grandi compagnie energetiche esercitano sul listino. Saudi Aramco, principale capitalizzazione del Tadawul, beneficia sia del rialzo del greggio sia di una logistica che riduce l’esposizione ai rischi dello Stretto di Hormuz: i suoi oleodotti collegano i campi di produzione direttamente al Mediterraneo, aggirando il passaggio che resta il principale punto di pressione geopolitica nel Golfo. Secondo Damanick Dantes, fondatore di Dantes Outlook, il Brent stabilmente sopra gli 80 dollari al barile rappresenta un fattore positivo netto per le compagnie energetiche regionali. Con il greggio che nelle ultime sedute ha oscillato tra i 100 e i 110 dollari, il margine si è ulteriormente ampliato.
Oman ha registrato la performance migliore dell’area, con l’indice in rialzo del 9,3% dal 1° marzo. Dantes attribuisce questo risultato a una duplice dinamica: da un lato la ricerca di asset rifugio in un contesto di volatilità elevata, dall’altro l’interesse degli investitori per il programma Vision 2040 del Sultanato, orientato alla diversificazione economica e alla riduzione della dipendenza dal petrolio.
Dubai sotto pressione, con segnali di stabilizzazione
Il mercato degli Emirati Arabi Uniti presenta caratteristiche strutturalmente diverse da quello saudita. L’economia di Dubai è più esposta al settore immobiliare, al turismo e ai servizi finanziari: tutti comparti che risentono in misura più diretta dell’incertezza geopolitica e dei movimenti di capitale internazionale. Il calo del 16% dell’indice DFM rispecchia questa vulnerabilità.
Nella settimana più recente, il mercato ha mostrato segnali di stabilizzazione. Mercoledì l’indice ha segnato un rialzo intraday del 4,2%, trainato da real estate e banche, chiudendo la settimana con un progresso del 2,4%. Dantes invita tuttavia alla cautela nell’interpretare questi movimenti come segnali di inversione strutturale. La sua indicazione agli investitori è di privilegiare asset di qualità con maggiore resilienza, senza assumere rischi eccessivi in un contesto ancora incerto. Segnala però che il mercato pre-IPO saudita continua ad attrarre interesse, con numerose società ancora orientate alla quotazione nonostante le condizioni avverse.
Fahd Iqbal, responsabile dei servizi di investimento di UBP a Dubai, concorda sulla necessità di mantenere un posizionamento prudente. Un’eventuale de-escalation migliorerebbe il sentiment, ma Iqbal avverte che una risoluzione completa del conflitto potrebbe richiedere tempi più lunghi del previsto. Il rischio che le ostilità colpiscano infrastrutture energetiche o impianti di desalinizzazione rappresenta, a suo avviso, una soglia critica: il suo superamento segnalerebbe un deterioramento significativo dello scenario.
Valute ancorate al dollaro e ricerca di coperture
Un elemento di rischio trasversale a tutte le economie del Golfo riguarda il regime di cambio. Il legame delle valute regionali al dollaro americano, in un momento in cui il biglietto verde si rafforza e le aspettative sui tassi di interesse restano elevate, genera pressioni inflazionistiche difficili da gestire con la politica monetaria locale. L’oro, tradizionalmente considerato rifugio, si comporta in questa fase più come un asset di rischio, influenzato dalla dinamica del dollaro e dei rendimenti obbligazionari.
Iqbal segnala che alcuni investitori stanno cercando di sfruttare le dislocazioni di prezzo create dalla volatilità. La posizione prevalente resta tuttavia quella di attendere maggiore visibilità prima di assumere esposizioni significative. La possibilità di una risoluzione rapida del conflitto — che potrebbe generare un rimbalzo consistente — rimane una variabile aperta, ma insufficiente, allo stato attuale, per giustificare un cambio di approccio.
