La compagnia cinese COSCO Shipping Lines ha riaperto le prenotazioni per i servizi container verso i principali mercati del Medio Oriente, dopo la sospensione decisa nelle scorse settimane a seguito dell’intensificarsi delle tensioni nella regione. La mossa riguarda destinazioni come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Kuwait e Iraq. I mercati la interpretano come un segnale di allentamento parziale della pressione sullo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche per il commercio mondiale e i flussi energetici. Tuttavia, COSCO stessa avverte che il contesto di sicurezza rimane instabile.
La ripresa riguarda solo il cargo containerizzato
L’advisory di COSCO, datato 25 marzo, chiarisce che la riapertura si applica esclusivamente al trasporto container, non alle spedizioni di greggio. La distinzione è rilevante: il cargo containerizzato è particolarmente sensibile ai costi assicurativi, alle garanzie di sicurezza e ai segnali diplomatici. Il fatto che COSCO abbia scelto di rientrare indica che, almeno per alcuni operatori, la soglia di rischio accettabile è stata raggiunta. Non si tratta, però, di un ritorno alla normalità operativa precedente alla crisi.
La compagnia aveva interrotto i servizi verso il Golfo quando il traffico marittimo attraverso Hormuz era stato di fatto paralizzato. La ripresa avviene in un quadro ancora fluido: le operazioni di booking e le spedizioni effettive rimangono soggette a possibili interruzioni, come esplicitamente indicato nell’avviso ai clienti.
Accesso differenziato e possibili pedaggi per il transito
Il nodo più delicato riguarda le condizioni di accesso allo Stretto. Secondo alcune fonti, l’Iran avrebbe consentito il transito alle navi considerate “non ostili”, ma in alcuni casi applicando commissioni per il passaggio in sicurezza. Se confermato, questo schema delinea un sistema a due velocità: gli operatori con legami politici o commerciali con Pechino potrebbero beneficiare di un accesso più prevedibile rispetto alle compagnie occidentali.
Per i mercati, questa asimmetria introduce un elemento strutturale di incertezza sui flussi commerciali globali e sulla logistica energetica. I premi al rischio su assicurazioni e noleggi potrebbero restare elevati anche in uno scenario di riapertura parziale, poiché la navigabilità dello Stretto dipenderebbe non più solo da condizioni operative, ma da variabili geopolitiche difficilmente prezzabili.
Il contesto diplomatico non aiuta a fare chiarezza. Trattative su possibili cessate il fuoco nella regione sono state segnalate in modo intermittente, ma rimangono prive di conferma ufficiale. Teheran ha negato l’esistenza di negoziati diretti, lasciando aperta la questione su quale quadro normativo o informale stia effettivamente regolando il traffico nello Stretto.
Hormuz verso una nuova normalità operativa
La decisione di COSCO va letta meno come un ritorno allo status quo e più come l’affermazione di un nuovo assetto operativo nello Stretto di Hormuz. La riapertura è graduale, disomogenea e condizionata da fattori politici che rimangono in evoluzione. Per Dubai e più in generale per i porti del Golfo, che dipendono in misura significativa dalle rotte container dall’Asia orientale, la ripresa delle prenotazioni COSCO rappresenta un segnale positivo, ma non risolve le incertezze di fondo.
Gli operatori logistici che servono la regione, inclusi quelli attivi negli hub di Jebel Ali e Port Rashid, continuano a monitorare l’evoluzione del quadro assicurativo e delle condizioni di transito. Fino a quando le regole di accesso a Hormuz non saranno stabilizzate su basi trasparenti e non discriminatorie, il traffico marittimo nel Golfo resterà esposto a un livello di rischio superiore alla media storica.
