La malaysiana Eversendai Corporation ha comunicato alla Borsa di Kuala Lumpur la rescissione del suo contratto per le strutture in acciaio di Trojena Ski Village, il resort sciistico nel deserto che fa parte di Neom, la megacittà in costruzione nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. La società attribuisce la decisione all’escalation delle tensioni militari in Medio Oriente, dove il conflitto tra l’alleanza USA-Israele e l’Iran continua a intensificarsi e rischia di coinvolgere direttamente Riyadh. La rescissione ha effetto dal 26 marzo 2026. Eversendai ha precisato di aver rispettato integralmente i propri obblighi contrattuali, senza deroghe su sicurezza o qualità.
Il progetto Trojena e le sue difficoltà
Trojena era stata concepita come un resort sciistico ad alta quota nel deserto arabico, con piste sulle terrazze di hotel di lusso e un grattacielo di cristallo paragonato, per dimensioni e impatto visivo, alla Torre Eiffel. Il costo stimato dalla piattaforma di intelligence commerciale MEED è di 19 miliardi di dollari. La struttura era prevista come sede dei Giochi Asiatici Invernali del 2029, ma il cantiere aveva già accumulato ritardi significativi rispetto al cronoprogramma originario, che fissava al 2026 il completamento dell’opera.
Il contratto di Eversendai, siglato in collaborazione con la saudita Al Bawani Co., comprendeva approvvigionamento dei materiali, fabbricazione e installazione delle strutture in acciaio. Nel 2024, la società malaysiana aveva confermato il proprio coinvolgimento nell’appalto senza rivelare il valore economico specifico. Ora si prepara a presentare un reclamo commerciale che includerà compensazioni per la rescissione e i costi di smobilitazione del personale e dei macchinari. “Siamo convinti che i nostri crediti, pienamente documentati, saranno equamente riconosciuti dal cliente”, si legge nel comunicato.
L’impatto sulla società e sul portafoglio ordini
Nonostante la perdita del contratto, Eversendai afferma che le proprie operazioni in Medio Oriente restano operative. Il gruppo dispone di sette stabilimenti di fabbricazione acciaio distribuiti tra il Sud-Est asiatico, il Golfo e l’India, e dichiara di essere in fase avanzata di trattativa per nuovi contratti nella regione. Il portafoglio ordini attuale ammonta a 2,02 miliardi di ringgit malaysiani, circa 510 milioni di dollari, al netto dei lavori residui di Trojena.
La vicenda mette in evidenza la vulnerabilità dei grandi cantieri infrastrutturali del Golfo rispetto alle dinamiche geopolitiche regionali. Arabia Saudita, pur non essendo direttamente coinvolta nel conflitto in corso, subisce le ricadute in termini di fiducia degli operatori esteri e di continuità delle catene di fornitura internazionali. Neom, il progetto di punta del Vision 2030 saudita, aveva già registrato ridimensionamenti e rallentamenti su altri sottoprogetti, tra cui The Line, il corridoio urbano lineare da 170 chilometri.
Le implicazioni per Neom e gli investitori
La rescissione del contratto Eversendai non è un fatto isolato. Si inserisce in un quadro più ampio di revisioni al ribasso degli impegni legati a Neom, un programma da oltre 500 miliardi di dollari che dipende in larga misura da capitali pubblici sauditi e dall’attrattività percepita dagli investitori e dai partner internazionali. L’instabilità regionale complica entrambe le variabili.
Per chi osserva il mercato dei grandi appalti nel Golfo, il segnale è che la geopolitica può interrompere contratti anche quando la parte esecutrice ha rispettato tutti gli obblighi previsti. Eversendai ha esplicitato questo punto nel suo comunicato, distinguendo la propria performance dalla decisione del cliente. Una distinzione che avrà peso nelle eventuali controversie arbitrali.
