L’Agenzia Internazionale dell’Energia sta consultando governi asiatici ed europei sulla possibilità di rilasciare ulteriori riserve strategiche di petrolio, in risposta all’impatto della guerra in Iran sui mercati globali. Il direttore esecutivo Fatih Birol ha dichiarato che la decisione dipenderà dall’analisi delle condizioni di mercato e dal confronto con i paesi membri. Il 11 marzo scorso l’IEA aveva già autorizzato il rilascio di 400 milioni di barili — il 20 per cento delle riserve totali — per contenere il rialzo dei prezzi del greggio. Quella misura, ha precisato Birol, ha alleviato la pressione ma non ha risolto il problema strutturale.
Undici milioni di barili al giorno fuori mercato
La guerra in Iran ha sottratto circa 11 milioni di barili al giorno all’offerta globale. Birol ha collocato questa crisi in prospettiva storica: la sua gravità supera quella combinata dei due shock petroliferi degli anni Settanta e dell’impatto del conflitto russo-ucraino sul mercato del gas europeo. Il transito attraverso lo Stretto di Hormuz rimane il nodo centrale della crisi. Birol ha indicato la riapertura dello stretto come la misura più efficace disponibile, sottolineando che le riserve strategiche possono attenuare il danno economico ma non sostituire i volumi perduti.
Il tour mondiale avviato da Canberra — con tappe previste in Giappone e a un vertice del G7 — riflette la priorità geografica dell’area Asia-Pacifico in questa crisi. La regione dipende in misura rilevante non solo dal greggio iraniano, ma anche da altri prodotti che transitano per Hormuz, tra cui fertilizzanti ed elio. Birol ha ammesso di aver atteso tre settimane dall’inizio del conflitto prima di parlare pubblicamente, riconoscendo che la portata del problema non era stata valutata adeguatamente dai governi.
Misure di risparmio energetico e riserve nazionali
Oltre ai rilasci di scorte, l’IEA ha indicato misure di riduzione della domanda già testate in Europa nel 2022: limiti di velocità sulle strade e incentivi al lavoro da casa. Birol ha precisato che ogni paese dovrà scegliere autonomamente come applicarle, in base al proprio contesto normativo e politico. Un ulteriore rilascio di riserve non scatterà automaticamente al raggiungimento di una soglia di prezzo specifica, ha chiarito il direttore: la valutazione sarà discrezionale e legata all’evoluzione complessiva del mercato.
Nel corso dell’incontro con il primo ministro australiano Anthony Albanese, Birol ha affrontato anche la situazione delle riserve liquide dell’Australia, storicamente al di sotto degli standard IEA. Il governo attuale ha migliorato la posizione del paese su questo fronte: una disponibilità di 30 giorni di diesel è stata definita dallo stesso Birol un livello “solido”, pur nel contesto di uno scenario globale sotto pressione.
Il margine di manovra dell’IEA
I rilasci di riserve strategiche rappresentano uno strumento parziale nel quadro delle opzioni disponibili all’agenzia. La loro funzione principale è psicologica e di breve termine: rassicurare i mercati e ridurre la volatilità dei prezzi. La soluzione duratura resta legata all’esito del conflitto e alla capacità di ripristinare i flussi attraverso Hormuz, su cui l’IEA non ha influenza diretta. Birol ha chiuso il suo intervento a Canberra senza indicare tempistiche per una nuova decisione sulle riserve, confermando che l’agenzia seguirà l’evoluzione giorno per giorno.
