USA approvano 23,5 miliardi di armi per UAE, Kuwait e Giordania

Gli Stati Uniti hanno autorizzato forniture militari per oltre 23,5 miliardi di dollari destinate a Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Giordania. La decisione è arrivata venerdì, nel contesto del conflitto aperto dopo i raid condotti da forze americane e israeliane contro l’Iran lo scorso mese. Il Segretario di Stato ha invocato la clausola di emergenza dell’Arms Export Control Act, sospendendo il normale processo di revisione parlamentare che prevede finestre di 15 o 30 giorni per consentire al Congresso di opporsi. Washington ha giustificato le vendite invocando gli interessi di politica estera e sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Le forniture paese per paese

Gli Emirati ricevono la quota maggiore: circa 15,4 miliardi di dollari complessivi, suddivisi tra canali pubblici e approvazioni separate non soggette a obbligo di divulgazione in base alle norme sull’export di armamenti. Il Dipartimento di Stato ha notificato ufficialmente al Congresso 8,4 miliardi per Abu Dhabi, che includono munizioni e aggiornamenti per gli F-16, missili AMRAAM, un radar a lungo raggio per l’integrazione con il sistema THAAD e un sistema anti-drone. Il Wall Street Journal, citando funzionari americani, riporta che altri 7 miliardi sono stati autorizzati separatamente: 5,6 miliardi per missili Patriot PAC-3 e 1,32 miliardi per elicotteri CH-47 Chinook.

Il Kuwait ha richiesto 8 miliardi di dollari in sistemi radar per la difesa aerea e missilistica di bassa quota, otto unità in totale, accompagnati da sistemi di alimentazione, convertitori di frequenza e pacchetti di addestramento e software. La Giordania, con una richiesta più contenuta da 70,5 milioni, ha chiesto interventi di manutenzione e ricambi per i propri velivoli.

Il totale pubblicamente annunciato dal Dipartimento di Stato ammonta a 16,5 miliardi. I restanti 7 miliardi sono stati autorizzati attraverso canali che non richiedono comunicazione pubblica.

I precedenti: mesi di attacchi iraniani

Le nuove forniture mirano in parte a colmare le perdite accumulate dall’inizio dell’escalation, datata 28 febbraio. Secondo le informazioni disponibili, l’Iran ha lanciato contro gli Emirati oltre 300 missili balistici e 1.600 droni, con impatti sull’Aeroporto Internazionale di Dubai, sul distretto finanziario e sulla base aerea di Al Dhafra. Il Kuwait ha perso sei militari americani in un attacco con drone al porto di Shuaiba, mentre le cupole radar di Camp Arifjan sono state colpite sistematicamente. La Giordania, pur rimasta ai margini del conflitto, ha subito danni a un radar collegato al sistema THAAD presso la base aerea di Muwaffaq Al Salti e la distruzione a terra di un drone militare MQ-9 Reaper.

Tutti e tre i paesi sono stati indicati da Washington come attori stabilizzatori nella regione, elemento che ha sostenuto la giustificazione per l’uso della procedura d’emergenza.

Prospettive sulle forniture future

Le vendite approvate venerdì riguardano prevalentemente sistemi difensivi: difesa aerea, radar, missili intercettori. La composizione degli ordini riflette le vulnerabilità emerse nelle settimane di conflitto, in particolare nei sistemi di rilevamento e intercettazione. Se la crisi dovesse prolungarsi, nuove autorizzazioni sono considerate probabili da parte delle autorità americane.

Per gli Emirati, che ospitano infrastrutture militari americane strategiche tra cui Al Dhafra, il pacchetto rappresenta anche un rafforzamento della capacità di protezione delle basi congiunte. Il processo accelerato, con la sospensione della revisione congressuale, segnala la priorità attribuita dall’amministrazione Trump alla continuità operativa degli alleati nella regione del Golfo.

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