Due aeromobili commerciali sono stati danneggiati dagli attacchi con droni iraniani all’aeroporto internazionale di Dubai nelle ultime settimane. Uno dei velivoli coinvolti è un Airbus A380 della compagnia di bandiera Emirates, colpito mentre era parcheggiato a terra. L’altro è un Airbus A321 di Saudia. La notizia, anticipata dal Wall Street Journal, arriva mentre le compagnie aeree del Golfo continuano a operare in uno scenario di rischio elevato, mantenendo attive rotte e frequenze nonostante gli attacchi ripetuti contro uno degli scali più trafficati al mondo.
Gli attacchi sull’aeroporto di Dubai
Il primo attacco iraniano contro l’aeroporto di Dubai risale al 29 febbraio, un giorno dopo l’avvio delle operazioni militari congiunte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. L’episodio più recente documentato ha colpito un serbatoio di carburante nelle prime ore del 16 marzo. L’entità dei danni riportati dall’A380 e dall’A321 non è stata resa nota. Anche le intercettazioni riuscite possono causare danni ai velivoli in sosta, a causa della caduta di detriti. Alcuni aerei privati hanno subito danni analoghi, inclusi tre velivoli colpiti da frammenti di intercettazione all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv nell’arco dell’ultima settimana.
La posizione geografica degli Emirati Arabi Uniti li espone a una finestra di allerta particolarmente ridotta: circa due minuti per i missili balistici e quindici minuti per gli attacchi con droni, secondo i dati di Osprey Flight Solutions. Il paese ha registrato più del doppio degli episodi rispetto agli stati vicini. Un’analisi del Wall Street Journal ha rilevato che circa 40 aeromobili passeggeri hanno effettuato decolli o atterraggi a Dubai entro cinque minuti dall’emissione di un’allerta per droni in arrivo, con migliaia di passeggeri a bordo in quei momenti.
Le compagnie continuano a volare, con tagli significativi
Emirates opera attualmente al 60% circa del programma voli precedente al conflitto. La compagnia ha comunicato l’intenzione di ripristinare il 100% delle operazioni entro il 29 marzo, subordinando però il piano all’evoluzione della situazione sul terreno. Qatar Airways ha adottato un approccio più prudente, riducendo in misura maggiore la propria offerta e mettendo parte della flotta in stoccaggio. Etihad Airways sta anch’essa operando con misure di sicurezza rafforzate.
Per proteggere i voli commerciali sono stati istituiti corridoi aerei dedicati e sono stati impiegati caccia militari in funzione di scorta. Il CEO di Dubai Airports, Paul Griffiths, ha dichiarato che i sistemi di rilevamento e intercettazione delle minacce si sono finora dimostrati “molto, molto efficaci ed efficienti”. Dall’inizio delle ostilità, oltre un milione di passeggeri ha transitato attraverso gli scali degli Emirati, un volume sensibilmente inferiore alla norma per lo stesso periodo, ma comunque rilevante considerato il contesto operativo.
Il margine tra operatività e sicurezza
La scelta di mantenere aperte le rotte verso il Golfo espone le compagnie aeree a un equilibrio difficile tra continuità commerciale e gestione del rischio. Gli scali della regione — Dubai, Abu Dhabi, Doha — fungono da hub per milioni di passeggeri in transito ogni mese, con una rete di connessioni intercontinentali che difficilmente può essere sospesa senza conseguenze economiche rilevanti.
Le autorità aeronautiche internazionali e le compagnie occidentali stanno monitorando la situazione. Diverse compagnie europee e asiatiche hanno già sospeso i voli verso destinazioni iraniane e hanno modificato le rotte in transito sulla regione. La persistenza degli attacchi rende il quadro variabile di giorno in giorno, rendendo complessa qualsiasi pianificazione operativa stabile.
