Un aereo cargo registrato nella Repubblica Centrafricana opera da febbraio almeno nove voli tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Africa orientale. Il velivolo, un A300 già appartenuto a Gewan Airways — società collegata al conglomerato del fratello del presidente emiratino Mohammed bin Zayed — ha effettuato l’ultimo decollo il 17 marzo scorso da quello che con ogni probabilità è l’aeroporto di Fujairah, con il transponder disattivato. La destinazione registrata era Addis Abeba. Secondo le ricostruzioni disponibili, Abu Dhabi starebbe sviluppando nuove rotte logistiche attraverso Etiopia e Repubblica Centrafricana per supportare le Rapid Support Forces sudanesi.
Il velivolo e i suoi precedenti
L’aeromobile, immatricolato sotto la sigla TL-AIT nella Repubblica Centrafricana da gennaio, era in precedenza parte della flotta di Gewan Airways, sussidiaria di NG9 Holding. Quest’ultima è parzialmente controllata dal gruppo imprenditoriale riconducibile a Mohammed bin Zayed, fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti. La società è già stata segnalata in passato per il suo coinvolgimento nel ponte aereo organizzato da Abu Dhabi per la fornitura di armi alle Rapid Support Forces (RSF). Il transponder disattivato al momento del decollo rende difficile tracciare con precisione le destinazioni finali, dato che lo spazio aereo della regione è scarsamente monitorato dai sistemi di tracciamento dei voli.
Il conflitto in Sudan e il ruolo di Abu Dhabi
Le RSF sono le forze paramilitari guidate dal generale Mohammed Hamdan Dagalo, noto come “Hemedti”. Dal aprile 2023 combattono contro l’esercito regolare sudanese, comandato dal generale Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan, in un conflitto che ha provocato decine di migliaia di vittime e una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Abu Dhabi ha storicamente sostenuto le RSF, in parte per interessi strategici legati alle risorse minerarie del Sudan e all’influenza regionale nel Corno d’Africa. Le nuove rotte via Etiopia e Repubblica Centrafricana sembrerebbero rispondere all’esigenza di aggirare una sorveglianza internazionale crescente sulle forniture dirette.
Il contesto diplomatico e le implicazioni
Il volo del 17 marzo è partito poco prima di una nuova ondata di attacchi missilistici e con droni iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti, circostanza che ha attirato attenzione sui movimenti aerei nella regione. Sul piano internazionale, diversi rapporti di esperti ONU hanno già documentato il coinvolgimento emiratino nel supporto alle RSF, senza che finora ne siano seguiti provvedimenti diplomatici rilevanti. La rotta attraverso Addis Abeba aggiunge una variabile ulteriore: l’Etiopia, impegnata nel proprio difficile processo di stabilizzazione post-conflitto nel Tigray, si troverebbe a fare da snodo logistico in una delle crisi africane più complesse degli ultimi anni.
Le informazioni disponibili non consentono di stabilire con certezza il carico trasportato né le destinazioni effettive dei voli, data la limitata copertura radar sulla regione. Ciò che emerge con chiarezza è la struttura operativa: un operatore aereo con legami documentati agli Emirati, una registrazione recente in uno Stato a bassa sorveglianza come la Repubblica Centrafricana, e un pattern di voli sistematici verso l’Africa orientale. Questo schema corrisponde alle modalità già descritte nei rapporti internazionali sul rifornimento delle RSF. La guerra in Sudan entra nel suo terzo anno senza che i principali canali di approvvigionamento delle parti in conflitto siano stati interrotti.
