Il comando operativo delle forze armate iraniane Khatam Al-Anbiya ha diffuso sabato un comunicato in cui minaccia di colpire duramente l’emirato di Ras Al Khaimah se dagli Emirati Arabi Uniti dovessero partire aggressioni contro Abu Musa e Greater Tunb, due isole del Golfo Persico controllate da Teheran ma rivendicate da Abu Dhabi. Le isole si trovano in prossimità dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale. La dichiarazione è stata rilanciata dall’agenzia di stampa Tasnim e arriva in un contesto di conflitto allargato nella regione, avviato il 28 febbraio con gli attacchi americano-israeliani sull’Iran.
Una disputa territoriale irrisolta torna al centro del conflitto
Abu Musa e Greater Tunb sono fonte di tensione tra Iran ed Emirati Arabi Uniti da decenni. L’Iran ne detiene il controllo militare dal 1971, anno del ritiro britannico dal Golfo, ma gli Emirati non hanno mai rinunciato alla propria rivendicazione. In condizioni di normalità, la controversia rimaneva confinata ai canali diplomatici; l’escalation militare in corso nella regione ha riportato le isole al centro delle preoccupazioni strategiche.
La scelta di Ras Al Khaimah come obiettivo esplicito della minaccia non è casuale: si tratta dell’emirato geograficamente più settentrionale degli EAU, il più vicino all’Iran e alle isole contese. Citarlo in modo diretto rappresenta un messaggio preciso sia alle autorità locali sia alle forze straniere presenti nella regione.
Iran accusa gli Stati del Golfo di ospitare operazioni militari USA
Dall’inizio del conflitto, Teheran accusa più Stati del Golfo di consentire alle forze americane di condurre attacchi dal loro territorio e dal loro spazio aereo. In risposta, l’Iran ha già lanciato missili e droni contro quelli che definisce interessi statunitensi in quei paesi. Gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito con fermezza queste accuse, ribadendo una posizione espressa anche prima dello scoppio delle ostilità: il loro territorio non sarà usato per attaccare l’Iran.
Il conflitto, iniziato con i raid su Teheran del 28 febbraio, si è progressivamente esteso a più aree del Medio Oriente. Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz ha già subito perturbazioni significative, con effetti sui flussi di petrolio e sulle rotte commerciali che attraversano il Golfo Persico. Le assicurazioni marittime nella regione sono salite in modo consistente dall’avvio delle ostilità.
Dubai e gli EAU tra stabilità dichiarata e pressioni esterne
Per gli Emirati Arabi Uniti, mantenere una posizione di neutralità attiva è da anni una priorità di politica estera, funzionale sia agli scambi commerciali sia all’attrattività del paese verso investitori e multinazionali. Abu Dhabi ha investito negli ultimi anni in una normalizzazione con Teheran, culminata nel 2023 con il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita — processo in cui gli EAU avevano svolto un ruolo di facilitatori.
La minaccia diretta di sabato complica questo equilibrio. Gli Emirati si trovano ora sotto pressione simultanea da più direzioni: le richieste implicite degli Stati Uniti di supporto logistico alle operazioni nella regione, e la risposta iraniana che considera qualsiasi forma di cooperazione un atto ostile.
Le autorità degli Emirati non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in risposta al comunicato di Teheran al momento della pubblicazione di questo articolo.
Il contesto in cui matura questa crisi rimane fluido. Le posizioni ufficiali degli Stati del Golfo escludono un coinvolgimento diretto, ma la pressione geopolitica sui paesi della regione è destinata ad aumentare quanto più il conflitto si protrae senza soluzione diplomatica in vista.
