Il 18 marzo, droni israeliani hanno colpito il complesso di Asaluyeh, nel sud dell’Iran, danneggiando quattro impianti di trattamento del gas del campo South Pars. Tehran ha risposto attaccando Ras Laffan, il cuore del sistema energetico del Qatar, con missili che hanno causato danni estesi agli impianti GNL. Attacchi separati hanno interessato raffinerie in Kuwait e Arabia Saudita, e infrastrutture del gas negli Emirati Arabi Uniti. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz al traffico internazionale si aggiunge a uno scenario in cui le infrastrutture energetiche del Golfo sono diventate obiettivi militari diretti per la prima volta in questo conflitto.
Dal gas offshore alla catena di attacchi regionali
Il campo North Field-South Pars, scoperto nel 1971 e sviluppato a partire dagli anni Ottanta, è la più grande riserva mondiale di gas non associato, ovvero gas la cui produzione è indipendente dall’estrazione di petrolio greggio e dai meccanismi di quota OPEC. Per effetto di questo giacimento, Iran e Qatar detengono rispettivamente la seconda e la terza riserva mondiale di gas naturale certificata.
Durante il conflitto di dodici giorni del giugno 2025, le infrastrutture petrolifere e del gas erano state in larga parte risparmiate. La fase attuale segna un cambiamento netto: l’8 marzo Israele ha colpito depositi di stoccaggio petrolifero a Tehran, mentre i droni iraniani hanno preso di mira il campo petrolifero di Shaybah in Arabia Saudita, il campo gas di Shah negli Emirati e gli impianti di Fujairah, porto strategico sull’Oceano Indiano e terminale dell’oleodotto Abu Dhabi-Fujairah, con una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno.
L’oleodotto East-West saudita, che collega i giacimenti orientali al porto di Yanbu sul Mar Rosso bypassando Hormuz, è stato sfiorato il 19 marzo: un drone ha colpito una raffineria a Yanbu, mentre un missile balistico diretto al porto è stato intercettato. Finora questo secondo corridoio di bypass è rimasto operativo, ma la situazione è fluida.
Ras Laffan e il costo per il Qatar
Ras Laffan, città industriale sviluppata negli anni Novanta, ospita quattordici treni di liquefazione GNL, impianti gas-to-liquids — tra cui Pearl GTL, gestito da Shell, che si segnala tra le strutture danneggiate — una raffineria e impianti di desalinizzazione e produzione elettrica. Le prime stime indicano che il secondo attacco ha compromesso il 17% della capacità GNL qatariota, con tempi di ripristino stimati tra tre e cinque anni. L’espansione programmata per aggiungere sei nuovi treni di liquefazione entro il 2027 è a rischio.
Tehran ha giustificato l’attacco a Ras Laffan come risposta al colpo israeliano su Asaluyeh, ignorando le prese di distanza di Doha. Il Qatar aveva condannato fermamente il raid israeliano e aveva abbattuto due caccia iraniani il 2 marzo, intercettati mentre si dirigevano verso la base aerea di Al Udeid, sede del comando avanzato del CENTCOM. Questo atto difensivo non ha impedito che le strutture civili e commerciali qatariote diventassero bersagli.
Gli Emirati Arabi Uniti si trovano in una posizione analoga: non coinvolti nel conflitto, ma colpiti nei settori — energia, turismo, logistica — che ne costituiscono il modello di sviluppo.
Implicazioni per i mercati energetici globali
I proventi delle esportazioni di idrocarburi hanno finanziato la trasformazione dei paesi del Golfo negli ultimi trent’anni, rendendoli attori di rilievo nei mercati finanziari e nelle filiere globali di energia, prodotti derivati e infrastrutture. Un danno prolungato alle capacità produttive e di esportazione incide direttamente sull’offerta mondiale di GNL, in un mercato già sotto pressione.
Gli Houthi yemeniti, alleati di Tehran, hanno finora evitato di intervenire attivamente, ma hanno minacciato di farlo. Una loro eventuale partecipazione, con attacchi alla navigazione nel Mar Rosso e all’oleodotto East-West, aggiungerebbe un ulteriore livello di pressione sui mercati petroliferi.
Il conflitto ha varcato una soglia: le infrastrutture energetiche del Golfo non sono più uno sfondo, ma un fronte. Le conseguenze dipenderanno dalla durata degli scontri e dalla capacità delle parti di definire limiti che finora si sono rivelati mobili.
