Guerra in Iran, fertilizzanti cinesi e russi in ritardo verso la Nigeria

La guerra scoppiata in Iran alla fine di febbraio ha interrotto il transito nello Stretto di Hormuz, bloccando parte dei flussi commerciali globali di fertilizzanti. Nigeria in prima linea: le spedizioni di fosfati e solfato di ammonio dalla Cina e di potassio dalla Russia accuseranno ritardi significativi. Lo ha comunicato Ayo Sotinrin, amministratore delegato dell’Agriculture Bank of Nigeria, banca statale, a margine della visita di stato del presidente Bola Ahmed Tinubu nel Regno Unito. Pechino e Mosca, tra i principali esportatori mondiali di nutrienti per il suolo, hanno già avvisato le autorità nigeriane.

Lo Stretto di Hormuz e la catena di approvvigionamento globale

Il conflitto ha di fatto paralizzato il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo per le materie prime. Oltre ai fertilizzanti, il blocco riguarda il gas naturale, materia prima fondamentale nella produzione di azoto e altri nutrienti agricoli. Il risultato è un doppio shock: da un lato l’offerta si restringe, dall’altro i prezzi salgono, spingendo i produttori agricoli di molti paesi a fare scorte in anticipo.

La Cina ha già introdotto restrizioni alle esportazioni di alcuni prodotti per garantire stabilità dei prezzi e disponibilità interna. Una scelta comprensibile dal punto di vista della politica agricola nazionale, ma che riduce ulteriormente le quantità disponibili per i mercati esteri. La Russia, anch’essa alle prese con vincoli logistici e geopolitici, affronta difficoltà analoghe nel garantire le forniture di potassio ai suoi partner commerciali abituali.

“C’è una pressione sull’offerta globale che riguarda tutti”, ha dichiarato Sotinrin in un’intervista a Londra. “Quando si considera la scala del problema, non si tratta di qualcosa di marginale.”

L’impatto sulla Nigeria e sulla sicurezza alimentare africana

La Nigeria è il paese più popoloso dell’Africa, con oltre 220 milioni di abitanti e circa 40 milioni di agricoltori. I livelli di insicurezza alimentare sono tra i più elevati del continente. Una carenza di fertilizzanti, anche temporanea, si traduce in rese agricole inferiori, prezzi alimentari più alti e pressione aggiuntiva su famiglie già vulnerabili.

Il settore agricolo nigeriano dipende in misura rilevante dalle importazioni di fertilizzanti, nonostante il paese disponga di riserve di gas naturale che potrebbero alimentare una produzione locale. I ritardi nelle spedizioni arrivano in un momento in cui il governo Tinubu sta cercando di contenere l’inflazione alimentare, già su livelli elevati a causa della svalutazione della naira e delle difficoltà di approvvigionamento interne.

La situazione nigeriana rispecchia un problema più ampio che coinvolge molti paesi in via di sviluppo con scarsa capacità di stoccaggio e dipendenza dalle importazioni. A differenza dei grandi importatori con riserve strategiche consolidate, questi paesi dispongono di margini di manovra ridotti quando le catene di fornitura globali si inceppano.

Le implicazioni per i mercati delle materie prime

Il blocco dello Stretto di Hormuz aggiunge un elemento di incertezza a un mercato dei fertilizzanti già teso dopo gli shock degli anni precedenti, legati prima alla pandemia e poi alla guerra in Ucraina. Gli operatori di mercato monitorano l’evoluzione del conflitto anche per le ricadute sul gas naturale, la cui disponibilità è direttamente collegata ai costi di produzione dell’azoto.

Per i paesi importatori netti, il margine di reazione dipende dalla capacità di diversificare le fonti di approvvigionamento e, nel medio periodo, di sviluppare produzioni locali. Nel caso della Nigeria, entrambe le opzioni richiedono investimenti e tempi che difficilmente si conciliano con l’urgenza della stagione agricola in corso.

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