Il petrolio fisico tocca nuovi massimi: Dubai crude a 166 dollari, jet fuel a 220

Le quotazioni sui mercati fisici del petrolio hanno superato con ampio margine i già elevati prezzi dei futures, spinti dalla contrazione dell’offerta seguita alle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran. Il greggio di riferimento Dubai crude ha raggiunto giovedì 166,80 dollari al barile, mentre il jet fuel nel nord-ovest europeo ha toccato circa 220 dollari al barile, il livello più alto mai registrato. I flussi globali di greggio e condensati si sono ridotti di circa 12 milioni di barili al giorno, pari al 12% della domanda mondiale, secondo Petro-Logistics. L’interruzione dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas, aggrava ulteriormente il quadro logistico.

I mercati fisici distaccano i futures

Il Brent ha toccato un picco di sessione a 119 dollari giovedì, chiudendo intorno ai 109. Ma è sul mercato fisico — quello delle consegne reali su navi, autobotti e stoccaggi — che le tensioni sono più acute. Il greggio Dubai, benchmark per le forniture mediorientali verso l’Asia, ha chiuso a 166,80 dollari, mentre i greggi europei e africani si sono portati a 120 dollari al barile. Persino il greggio russo Urals, penalizzato dai prezzi scontati imposti dalle sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina, ha superato i 100 dollari e ha trattato per la prima volta a premio sul Brent nelle consegne verso l’India. Goldman Sachs ha indicato che, se le interruzioni dovessero persistere, il Brent potrebbe superare il massimo del 2008 di 147,50 dollari.

“Quello che stiamo vedendo nei differenziali spot suggerisce un sistema molto più teso di quanto il prezzo di riferimento lasci intendere”, ha dichiarato David Jorbenaze, responsabile globale del mercato petrolifero presso ICIS.

La corsa al greggio acido e i carburanti da trasporto

I raffinatori di Asia ed Europa hanno cercato alternative al greggio mediorientale, prevalentemente medio e ad alto contenuto di zolfo — categoria nota come sour. Nel Mare del Nord, il greggio norvegese Johan Sverdrup è stato offerto giovedì a un premio record di 11,30 dollari sul Brent, per un prezzo implicito intorno ai 124 dollari al barile. Si tratta di un’inversione rispetto alla norma: il greggio acido tratta storicamente a sconto sul Brent per i costi di raffinazione più elevati. Negli Stati Uniti, il Mars Sour del Golfo del Messico ha raggiunto 107,53 dollari il 9 marzo, massimo dal luglio 2008, e giovedì trattava con un premio di circa 6 dollari sul WTI, che si è fermato a 96 dollari.

I carburanti da trasporto mostrano aumenti ancora più marcati. Il diesel europeo ha superato per la prima volta dal 2022 i 200 dollari al barile. In Asia, i margini di raffinazione sul gasoil hanno raggiunto oltre 60 dollari al barile, ai massimi dal giugno 2022, spingendo i raffinatori a ridurre i tassi di lavorazione.

L’11 marzo gli Stati Uniti e altri membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno annunciato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, e Washington ha successivamente esentato dalle sanzioni alcune forniture di greggio russo. Misure che, secondo gli analisti, potrebbero non bastare.

La logistica resta il nodo principale

Anche in uno scenario di riapertura dello stretto di Hormuz, il ritorno alla normalità non sarebbe immediato. Dennis Kissler, senior vice president of trading di BOK Financial, ha sottolineato che la supply chain necessiterebbe di settimane, se non mesi, per essere riorganizzata: “Ci vorrà più tempo di quanto la gente si aspetti per riportare l’offerta sul mercato, anche una volta che lo stretto sarà riaperto, perché avremmo ancora un incubo logistico.”

Il mercato reagisce non agli annunci, ma ai barili che si muovono fisicamente. Finché Hormuz resterà bloccato o parzialmente operativo, la pressione sui prezzi fisici difficilmente si allenterà. Le economie importatrici di energia, in particolare in Asia e in Europa, si trovano a gestire uno shock che incide su trasporti, industria manifatturiera e consumatori finali.

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