Guerra nel Golfo: i ricchi lasciano Dubai, Maiorca e Malta tra le mete alternative

Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha innescato un’uscita di capitali e persone da Dubai che non accenna a fermarsi. Incendi negli hotel di lusso sul Palm Jumeirah, droni intercettati nei pressi del Burj Khalifa, operazioni di volo sospese all’aeroporto internazionale: in meno di tre settimane, la città che aveva costruito la propria identità sulla sicurezza e sulla stabilità si trova a gestire un’emorragia di residenti facoltosi e turisti. Le destinazioni alternative — Maiorca, Malta, Ginevra — stanno registrando impennate nella domanda di immobili e charter privati.

Voli charter e fuga via Oman

Il traffico di jet privati dall’area del Golfo è passato da una media di 10-15 movimenti giornalieri tra Muscat, Dubai e Riad a 98 in meno di una settimana dall’inizio delle ostilità. Lo riferisce Bernardus Vorster, CEO di SHY Aviation. I prezzi hanno seguito la stessa traiettoria: un volo di cinque ore da Muscat a Istanbul per un gruppo di 12 persone è costato 145.000 dollari, contro i 60.000 precedenti al conflitto, un aumento del 142 per cento. Istanbul, Atene e Mumbai figurano tra le destinazioni più richieste. Per chi non può permettersi il charter, trovare un volo commerciale è diventato complicato: un cittadino britannico, incinta la moglie e con un figlio di tre anni, ha raccontato all’AFP le difficoltà nel garantirsi un posto su un volo da Muscat, infine ottenuto con destinazione Hyderabad e poi Thailandia.

Il Foreign Secretary britannico Yvette Cooper ha comunicato che 100.000 cittadini del Regno Unito hanno lasciato Dubai dall’inizio del conflitto. Molti percorrono prima sei ore di auto nel deserto per raggiungere Muscat, da dove operano ancora voli commerciali e dove diversi governi — tra cui Regno Unito e Germania — hanno inviato aerei per le evacuazioni.

Il mercato immobiliare in frenata, Maiorca e Malta in rialzo

I danni al settore immobiliare di Dubai si misurano già in numeri concreti: la stampa locale riporta un calo del 51 per cento nelle transazioni e proiezioni di una flessione del 20 per cento nei valori. L’agente immobiliare di lusso Marcel Remus, attivo a Maiorca, ha dichiarato al quotidiano Bild di aver ricevuto, entro 48 ore dall’inizio della crisi, un numero eccezionale di richieste da clienti che avevano prenotato Dubai o Abu Dhabi per Pasqua e Pentecoste. I prezzi delle ville a Maiorca hanno toccato i 100.000 euro a settimana, con un incremento del 25 per cento, mentre le società di noleggio yacht segnalano un aumento marcato della domanda.

Malta si profila come alternativa strutturale, non solo emergenziale. Secondo la società di traslochi 1st Move International, le richieste di trasferimento sull’isola nei mesi di gennaio e febbraio 2026 sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2025. I fattori di attrazione combinano clima, lingua inglese e un regime fiscale competitivo: nessuna imposta di successione né plusvalenza, e un’aliquota fissa del 15 per cento sui redditi esteri rimpatriati. Per i cittadini britannici con esigenze di pianificazione fiscale — molti dei quali hanno già esaurito i giorni di permanenza nel Regno Unito senza incorrere in obblighi tributari — il ritorno in patria non è un’opzione praticabile. Ginevra è l’altra destinazione che concentra i flussi più facoltosi.

Il modello Dubai sotto pressione

“Questo è il peggior incubo di Dubai, perché la sua stessa essenza dipendeva dall’essere un’oasi sicura in una regione instabile.” Lo ha scritto su X Cinzia Bianco, ricercatrice sul Golfo Persico presso lo European Council on Foreign Relations, aggiungendo che non ci sarà un ritorno alla situazione precedente. L’incendio al Fairmont sul Palm Jumeirah il 28 febbraio, le fiamme visibili nei pressi del Burj Al Arab e l’interruzione temporanea dei voli all’aeroporto internazionale dopo un attacco con droni hanno messo alla prova la narrazione di Dubai come porto franco da instabilità regionale. Alcuni residenti rimangono, inclusi influencer che sui social sostengono di condurre vita normale, suscitando dibattiti online sulla loro indipendenza editoriale. Ma per chi ha già lasciato, come la famiglia turca evacuata via Oman verso Ginevra al costo di 200.000 dollari, la scelta è compiuta.

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