La Svizzera sospende le forniture di armi agli Stati Uniti per neutralità nel conflitto iraniano

Dal 28 febbraio, data dell’escalation nel Medio Oriente, Berna non rilascia nuove licenze per l’export di materiale bellico verso gli Stati Uniti. Il governo svizzero ha formalizzato venerdì la decisione, invocando le proprie norme di neutralità in relazione al conflitto armato internazionale in corso. Washington era nel 2025 il secondo mercato di destinazione per le esportazioni di armi elvetiche, con acquisti pari a 94,2 milioni di franchi (circa 119 milioni di dollari), composti principalmente da veicoli aerei, munizioni e armi portatili.

Le licenze esistenti restano valide, nessuna nuova autorizzazione

Il governo di Berna ha precisato che le licenze già concesse rimangono operative, in quanto valutate prive di rilevanza diretta rispetto al conflitto in corso. Un gruppo di esperti interdipartimentale è stato incaricato di monitorare periodicamente le esportazioni verso gli Stati Uniti e di verificare eventuali obblighi derivanti dal diritto della neutralità. Lo stesso meccanismo di revisione si applicherà ai beni a doppio uso e ad altri prodotti soggetti alle sanzioni contro l’Iran. Per quanto riguarda Israele, Berna ha indicato che è già in vigore un approccio restrittivo.

La decisione si inserisce in una serie di misure adottate nelle ultime settimane. Il governo aveva già disposto la chiusura dello spazio aereo per i voli militari americani collegati al conflitto, stabilendo che i sorvoli statunitensi al di sopra della media ordinaria sarebbero stati negati in assenza di finalità chiare e non belliche.

L’industria della difesa svizzera stretta tra neutralità e mercato

Non è la prima volta che le norme di neutralità creano tensioni con il settore industriale elvetico. In seguito all’invasione russa dell’Ucraina, la Svizzera aveva bloccato il ritrasferimento di materiale bellico svizzero da parte di Paesi alleati, escludendo di fatto i produttori locali da una stagione di commesse europee particolarmente sostenuta. Alcune aziende avevano risposto delocalizzando parti della produzione per aggirare le restrizioni.

Il Parlamento svizzero aveva tentato di rimediare approvando in dicembre una modifica normativa che avrebbe consentito le esportazioni verso un gruppo di 25 Paesi occidentali — Stati Uniti inclusi — anche in presenza di un conflitto attivo. La riforma non è però ancora entrata in vigore. Nel sistema di democrazia diretta svizzero, la legge può essere sottoposta a referendum popolare se entro metà aprile viene raccolta una quantità sufficiente di firme. L’esito di questo processo potrebbe ridefinire le regole del settore, ma per il momento la politica di neutralità mantiene la sua presa operativa sull’export.

Implicazioni per le aziende attive nella difesa a Dubai e nel Golfo

La vicenda ha riflessi anche per le imprese del settore difesa che operano negli Emirati Arabi Uniti e nella regione del Golfo. Dubai è un hub rilevante per la distribuzione di tecnologia militare e a duplice uso, e molte aziende europee vi gestiscono uffici regionali o strutture di intermediazione. Una contrazione dell’offerta svizzera verso gli Stati Uniti può ridisegnare catene di fornitura e riaprire spazi competitivi per altri produttori, inclusi quelli che operano o si approvvigionano attraverso piattaforme commerciali del Golfo.

Le decisioni di Berna segnalano, più in generale, come il quadro normativo della neutralità possa incidere in modo concreto e rapido sui flussi commerciali, indipendentemente dai rapporti bilaterali consolidati. Per gli operatori del settore che pianificano strategie di approvvigionamento o partnership industriali nell’area, si tratta di una variabile da tenere in considerazione.

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