Gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita agli Emirati Arabi Uniti di un sistema radar e di comando per la difesa missilistica THAAD del valore di 4,5 miliardi di dollari. L’approvazione è avvenuta tramite procedura d’emergenza, che consente di bypassare il normale periodo di revisione del Congresso. Il pacchetto non include nuovi lanciatori missilistici: il suo scopo dichiarato è ripristinare e potenziare la catena di rilevamento, tracciamento e coordinamento del fuoco delle batterie THAAD già operative negli Emirati. Secondo il Dipartimento di Stato, il sistema estenderà la copertura a 360 gradi, aumentando la capacità di risposta contro attacchi missilistici e con droni condotti su più direzioni simultaneamente.
Sensori, non missili
La composizione tecnica del pacchetto chiarisce le priorità operative di Abu Dhabi. L’elenco comprende un radar a discriminazione a lungo raggio, uplinker Sentinel A4, nodi di controllo del fuoco THAAD, cabinet per processori radar e di missione, sistemi di conversione dell’energia e raffreddatori da 500 tonnellate. L’assenza di nuovi lanciatori, a fronte di due batterie THAAD già attive, suggerisce che la vendita risponda a una necessità di ricostituzione dell’infrastruttura di comando e sensore piuttosto che all’acquisizione di nuove unità di fuoco.
Il THAAD è un sistema hit-to-kill progettato per intercettare missili balistici a corto, medio e intermedio raggio dentro e fuori dall’atmosfera. Ogni lanciatore standard trasporta otto intercettori, ma la sua efficacia dipende interamente dalla catena di rilevamento e controllo del fuoco. Il radar AN/TPY-2, definito da RTX gli “occhi” del sistema, opera in banda X ed è in grado di rilevare, tracciare e discriminare missili balistici in modalità forward-based e terminale. Senza quella componente, i lanciatori perdono la capacità di ingaggio autonomo.
Il linguaggio usato nella notifica del Dipartimento di Stato — in particolare il riferimento alla copertura a 360 gradi e alla presenza di più facce d’array e suite di subarray — lascia intendere un’architettura di discriminazione più distribuita rispetto alla configurazione classica a settore singolo del THAAD. Se confermato, gli Emirati non starebbero semplicemente sostituendo un radar danneggiato, ma adottando un nodo sensore più resiliente e azimutalmente versatile, capace di operare anche in condizioni di attacco distribuito.
Il contesto operativo
Gli Emirati Arabi sono stati il primo acquirente estero del sistema THAAD nel 2011. La prima batteria è stata consegnata da Lockheed Martin nell’ottobre 2015. Nel gennaio 2022, secondo fonti militari e industriali statunitensi, una batteria emiratina ha ottenuto il primo intercetto in combattimento confermato del sistema, contro missili balistici a medio raggio. Abu Dhabi non si avvicina quindi a questa tecnologia per la prima volta: sta ricostituendo la capacità sensoriale di un sistema che già conosce e ha già utilizzato in guerra.
Il componente Sentinel A4 aggiunge un livello di rete e cuing a bassa quota, utile a collegare il quadro balistico ad alta quota con la minaccia più caotica dei droni a percorso diretto e dei missili cruise, che tendono a operare al di sotto della soglia di rilevamento dei radar per missili balistici. Questa integrazione multi-livello è esattamente la vulnerabilità che le forze legate all’Iran hanno cercato di sfruttare con sistematicità negli ultimi anni.
La logica della difesa a strati
La strategia iraniana non punta necessariamente a saturare i lanciatori avversari: basta degradare abbastanza radar, nodi di comunicazione e collegamenti di controllo del fuoco per creare zone di cecità locale e costringere i difensori a ingaggi frammentati e inefficienti. La risposta emiratina, sostenuta da Washington, segue una logica opposta: investire sulla resilienza dei sensori piuttosto che sull’accumulo di intercettori.
Il pacchetto copre anche encryptor, sistemi di sicurezza delle comunicazioni e supporto logistico, elementi che puntano a mantenere operativa la rete anche in caso di isolamento temporaneo di singoli siti. L’obiettivo finale è tenere insieme THAAD, Patriot e sistemi a corto raggio come un sistema unico e coordinato, anche sotto pressione sostenuta. Il contratto riflette una valutazione precisa: nella difesa aerea del Golfo, la capacità di vedere e connettere conta quanto quella di intercettare.
