Un missile iraniano ha colpito Ras Laffan Industrial City, nel Qatar, causando danni estesi a diversi impianti di GNL di QatarEnergy e alla raffineria gas-to-liquids di Shell. Quattro missili erano stati intercettati in precedenza. Nelle ore successive, un secondo attacco ha provocato un incendio, dichiarato sotto controllo dalle autorità qatarine. Contestualmente, Abu Dhabi ha chiuso i suoi impianti di Habshan dopo che dei detriti di un missile intercettato li hanno colpiti. L’Arabia Saudita ha riferito di aver sventato un attacco con droni contro un impianto nel suo territorio orientale. L’escalation si inserisce in un ciclo di attacchi reciproci che nei giorni precedenti aveva già coinvolto il campo di South Pars, in Iran, bersaglio di un’azione israeliana.
Ras Laffan e il mercato globale del GNL
Ras Laffan Industrial City copre 295 chilometri quadrati e ospita il più grande polo di esportazione di gas naturale liquefatto al mondo. Prima che la produzione fosse sospesa all’inizio di marzo — in seguito a un primo attacco con droni iraniani che aveva spinto QatarEnergy a dichiarare force majeure sulle forniture — il sito garantiva circa un quinto dell’offerta mondiale di GNL. L’impianto era già isolato dalla stretta sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, conseguenza degli attacchi statunitensi e israeliani all’Iran.
I nuovi danni amplificano ulteriormente l’incertezza sui tempi di ripresa. Ira Joseph, ricercatore senior presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University, ha dichiarato che è difficile prevedere un ritorno del Qatar sul mercato prima della metà dell’anno, “e anche quella sarebbe una stima ottimistica”. Neil Beveridge, managing director della ricerca presso Bernstein, ha sottolineato l’assenza di riserve strategiche per il GNL: a differenza del petrolio, non esistono meccanismi tampone in grado di compensare un’interruzione prolungata dell’offerta.
I futures sul Brent hanno guadagnato fino al 5,5% nella mattinata di giovedì. I prezzi del gas naturale erano già saliti in seguito all’attacco israeliano a South Pars. Tom Marzec-Manser di Wood Mackenzie ha descritto l’attacco a Ras Laffan come lo scenario che il mercato globale del gas temeva di più, aggiungendo che l’impatto sui prezzi all’apertura dei mercati sarà inevitabilmente rialzista.
Ripercussioni per gli Emirati e la regione del Golfo
La chiusura degli impianti di Habshan di ADNOC rappresenta un segnale diretto per gli operatori energetici attivi negli Emirati. Habshan è uno dei più grandi impianti onshore di trattamento del gas al mondo, con una capacità produttiva superiore a 6 miliardi di piedi cubi al giorno. Le autorità di Abu Dhabi hanno confermato l’assenza di feriti e la chiusura è avvenuta in via precauzionale, ma l’episodio dimostra che nessun sito energetico della penisola arabica è fuori dalla portata delle tensioni in corso.
Teheran aveva già avvertito che impianti in Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti erano da considerarsi “obiettivi legittimi”. Il Qatar ha risposto espellendo gli attaché militari iraniani entro 24 ore, definendo l’attacco “una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità dello Stato”. Il presidente Trump ha dichiarato su Truth Social che gli Stati Uniti risponderanno se i siti di GNL qatarini venissero colpiti nuovamente.
Cosa cambia per chi investe nell’area MENA
Per gli investitori italiani con esposizione al mercato energetico del Golfo, la situazione presenta rischi concreti su più fronti: volatilità delle commodities energetiche, potenziale interruzione delle catene di fornitura industriali, e incertezza sulle tempistiche di normalizzazione dei flussi commerciali attraverso Hormuz. Dubai e gli Emirati mantengono per ora una posizione di relativa stabilità operativa, ma la prossimità geografica agli eventi e la dipendenza regionale dalle infrastrutture del Golfo rendono necessario un monitoraggio ravvicinato. Le compagnie di trading energetico, le utilities e i fondi esposti ai mercati asiatici ed europei del gas sono quelli più direttamente interessati dall’evoluzione della crisi. Shell ha dichiarato di star valutando l’impatto sui propri asset a Ras Laffan.
