La banca centrale UAE sblocca liquidità per le banche: fino a 58 miliardi di dollari disponibili

La Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti (CBUAE) ha annunciato un pacchetto di misure a sostegno della liquidità del sistema bancario, in risposta alle tensioni generate dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Le misure, approvate il 17 marzo, comprendono l’accesso ampliato alle riserve obbligatorie fino al 30 percento, linee di liquidità a termine in dirham e dollari, e la sospensione temporanea di alcuni requisiti patrimoniali. Secondo Jefferies, le disposizioni mettono a disposizione del settore bancario emiratino fino a 58,3 miliardi di dollari. Le borse hanno reagito positivamente nella mattinata di mercoledì, con rialzi a doppia cifra su alcuni istituti prima di un parziale ritiro dei guadagni.

Le misure e la reazione del mercato

Emirates NBD e Abu Dhabi Islamic Bank hanno guadagnato oltre il 9 percento in apertura di seduta mercoledì, mentre ADCB è salita fino al 6,6 percento. First Abu Dhabi Bank, il maggiore istituto del paese per attivi, ha invece chiuso in calo del 3,6 percento: secondo Jefferies, FAB è considerata un titolo difensivo rispetto ai concorrenti, e rimane la scelta preferita della banca d’investimento americana per l’esposizione agli Emirati.

Il pacchetto prevede anche la sospensione temporanea del countercyclical capital buffer e del capital conservation buffer, due strumenti regolatori che impongono alle banche di detenere capitale aggiuntivo nei periodi di espansione del credito. Secondo Goldman Sachs, la misura potrebbe liberare fino a 3 punti percentuali di capitale, consentendo agli istituti di continuare a erogare prestiti e di assorbire eventuali perdite qualora la qualità degli attivi si deteriorasse.

Monica Malik, capoeconomista di Abu Dhabi Commercial Bank, ha definito il pacchetto coerente con la risposta della CBUAE durante la pandemia di Covid-19: l’obiettivo dichiarato è garantire che il credito continui a fluire verso l’economia reale e preservare la stabilità macroeconomica.

Il contesto: conflitto regionale e pressioni sul settore

I titoli bancari quotati negli Emirati hanno registrato perdite a doppia cifra dall’inizio del conflitto, avviato il 28 febbraio con l’offensiva americana e israeliana contro l’Iran. Il conflitto ha generato attacchi su Dubai e altri centri del Golfo, perturbando reti di trasporto e mercati energetici. Alcuni istituti hanno temporaneamente chiuso filiali nel paese.

S&P Global Ratings ha stimato che le banche del Golfo potrebbero fronteggiare deflussi di depositi fino a 307 miliardi di dollari se la situazione dovesse aggravarsi, anche se l’agenzia non ha rilevato ad oggi flussi significativi in uscita. La CBUAE ha dichiarato che la liquidità complessiva detenuta dalle banche presso l’istituto centrale, sommata agli attivi stanziabili per le operazioni di rifinanziamento, supera i 250 miliardi di dollari, con riserve obbligatorie che eccedono i 109 miliardi. Secondo i dati giornalieri più recenti, non si registrano segnali di stress sistemico: le misure sono definite dalla stessa Jefferies di natura preventiva, volte principalmente a rassicurare un mercato nervoso.

Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da diversi anni, spinto dalla guerra. I paesi del Golfo, con valute ancorate al dollaro statunitense, tendono ad allineare la propria politica dei tassi a quella della Federal Reserve, che mercoledì sera avrebbe comunicato la propria decisione sui tassi di interesse. Ulteriori annunci da parte della CBUAE e di altre banche centrali della regione erano attesi a ridosso della decisione della Fed.

Implicazioni per investitori e operatori nell’area

Per chi opera o investe negli Emirati, il pacchetto segnala che le autorità monetarie intendono preservare la continuità del credito e la stabilità del sistema dei pagamenti anche in un contesto di grave incertezza geopolitica. Goldman Sachs ha giudicato l’intervento positivo per il sentiment nel breve periodo, pur avvertendo che le pressioni sulla qualità degli attivi potrebbero emergere se il conflitto si prolungasse.

Le banche del Golfo avevano rafforzato i propri bilanci negli anni recenti grazie alla crescita della domanda di credito legata ai piani di diversificazione economica. Questa base patrimoniale più solida rappresenta oggi un fattore di tenuta, ma non elimina i rischi connessi a uno scenario geopolitico che rimane aperto.

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