In meno di una settimana, l’infrastruttura energetica degli Emirati Arabi Uniti ha subito una serie di attacchi che hanno colpito asset distinti lungo tutta la filiera: dal porto di Fujairah — principale hub di stoccaggio e bunkeraggio del paese — al campo a gas di Shah, gestito da Adnoc e Occidental Petroleum a 210 chilometri da Abu Dhabi. Gli attacchi si inseriscono in un conflitto più ampio tra Stati Uniti e Iran, entrato nella terza settimana, con Teheran che ha dichiarato apertamente di voler colpire gli Emirati in risposta all’utilizzo del territorio emiratino come base per le operazioni americane, inclusi i raid sull’isola di Kharg del 13 marzo.
Colpiti stoccaggio, raffinazione e produzione upstream
L’attacco del 17 marzo al porto di Fujairah ha causato un incendio e la sospensione delle operazioni in almeno due terminal, con alcune banchine chiuse e navi costrette a spostarsi in rada. Si tratta del terzo episodio in quattro giorni: un drone aveva già danneggiato due serbatoi di greggio il 14 marzo, mentre il giorno successivo un incendio nella zona industriale aveva interrotto i caricamenti di petrolio. Fujairah è il principale punto di esportazione del greggio emiratino via mare, alternativo allo Stretto di Hormuz, e la sua vulnerabilità è ora sotto esame da parte di operatori e assicuratori marittimi.
Più significativo dal punto di vista operativo è l’attacco del 16 marzo al campo di Shah, sospeso dopo un incendio causato da un drone. Si tratta del primo colpo diretto registrato su un asset upstream negli Emirati: Shah è uno dei maggiori giacimenti di gas acido al mondo, contribuisce a circa il 5% della produzione globale di zolfo e Adnoc stava valutando un ampliamento della capacità da 1,45 a 1,85 miliardi di piedi cubi al giorno. La sospensione, anche temporanea, comporta ripercussioni sulla catena di fornitura di gas e derivati nell’intera regione.
Il contesto regionale: altri impianti colpiti tra Arabia Saudita, Iraq e Bahrain
Gli Emirati non sono l’unico bersaglio. Il campo saudita di Shaybah, con una capacità di un milione di barili al giorno, è stato attaccato per tre giorni consecutivi a partire dal 7 marzo. La raffineria Ras Tanura di Saudi Aramco — 550.000 barili al giorno — è stata colpita due volte nella settimana del 2 marzo. Anche gli impianti di raffinazione di Bahrain e Kuwait hanno subito danni, così come il campo iracheno di Majnoon, nella provincia di Basrah, con una produzione di circa 240.000 barili al giorno. I dati ufficiali emiratini mostrano che il paese ha affrontato finora 304 missili balistici, 15 missili da crociera e oltre 1.600 droni — volumi superiori a quelli registrati da Kuwait e Bahrain nello stesso periodo.
Le implicazioni per investitori e operatori attivi negli UAE
Per chi ha interessi commerciali o patrimoniali negli Emirati, il quadro che emerge è quello di un paese sotto pressione militare significativa, che tuttavia mantiene attive le sue difese aeree e finora ha contenuto i danni alla continuità operativa complessiva. Le interruzioni a Fujairah e Shah sono eventi che i mercati energetici monitorano con attenzione, poiché influenzano i flussi di greggio, le tariffe di noleggio delle navi cisterna e i premi assicurativi. Sul fronte diplomatico, rimane aperta la questione dello Stretto di Hormuz: Trump ha evocato la possibilità di colpire le infrastrutture petrolifere iraniane per forzarne la riapertura, ma i primi raid hanno escluso gli impianti di Kharg. La traiettoria del conflitto nelle prossime settimane determinerà se gli Emirati potranno tornare rapidamente alla piena operatività, o se le interruzioni diventeranno strutturali.
