Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno emesso mercoledì un avvertimento formale di imminenti attacchi contro infrastrutture energetiche critiche in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, chiedendo l’evacuazione immediata del personale civile dalle aree interessate. Il comunicato arriva nel contesto di una escalation militare che, secondo fonti iraniane, avrebbe già visto un attacco aereo statunitense-israeliano sul campo di South Pars, nel sud dell’Iran, con conseguente interruzione della produzione in due raffinerie. La situazione introduce un fattore di rischio diretto per le principali arterie energetiche del Golfo.
I siti nel mirino
Il comunicato dell’IRGC elenca esplicitamente diversi impianti come “obiettivi diretti e legittimi”: la raffineria SAMREF e il complesso petrolchimico di Jubail in Arabia Saudita, il campo gasifero di Al Hosn negli Emirati Arabi Uniti, e il complesso petrolchimico di Mesaieed insieme alla raffineria di Ras Laffan in Qatar. Si tratta di infrastrutture che rappresentano una quota significativa della capacità produttiva e di esportazione dell’intera regione del Golfo.
L’invito all’evacuazione immediata — rivolto a cittadini, residenti e lavoratori — è presentato come un avvertimento umanitario, ma costituisce anche un segnale politico preciso ai governi della regione. L’IRGC sostiene di aver già inviato in precedenza molteplici avvertimenti agli esecutivi del Golfo, accusandoli di seguire una “strada pericolosa”. Il riferimento implicito riguarda il posizionamento strategico di questi paesi nell’ambito delle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti.
Il contesto: South Pars e la risposta iraniana
Il comunicato segue quanto riferito dai media iraniani in merito a un attacco su depositi di gas presso il campo di South Pars, ad Asaluyeh. L’incidente avrebbe interrotto la produzione in due raffinerie con una capacità combinata di circa 100 milioni di metri cubi al giorno. South Pars è il più grande giacimento di gas naturale al mondo per riserve, condiviso con il Qatar, e rappresenta il cuore dell’industria energetica iraniana. Un danno in quella struttura ha implicazioni che si estendono ben oltre i confini nazionali.
Le minacce dell’IRGC vanno quindi lette come una risposta diretta a questo attacco — reale o percepito — e come un tentativo di deterrenza verso i paesi del Golfo considerati conniventi o ospitanti di operazioni militari ostili all’Iran. Al momento della pubblicazione, non risultano conferme indipendenti dell’attacco a South Pars da parte di fonti occidentali.
Le implicazioni per chi opera negli Emirati
Per gli operatori economici italiani presenti a Dubai o negli Emirati, la minaccia riguarda direttamente il campo di Al Hosn, nella regione di Abu Dhabi, uno dei principali impianti di gas acido del paese. Una eventuale interruzione delle forniture avrebbe effetti sui mercati energetici regionali e potrebbe influenzare i costi operativi per le imprese attive nell’area.
Sul piano finanziario, scenari di questo tipo tendono a generare volatilità sui mercati delle materie prime e sui listini dei paesi del Golfo. Chi detiene esposizioni su titoli energetici della regione o ha investimenti legati all’economia degli Emirati è chiamato a monitorare l’evoluzione nelle prossime ore.
Al momento, non si registrano comunicazioni ufficiali da parte dei governi di UAE, Arabia Saudita o Qatar in risposta alle dichiarazioni dell’IRGC. Le autorità di Dubai non hanno emesso alcun avviso alla popolazione. La situazione resta in rapida evoluzione.
