Arabia Saudita: metà delle esportazioni di petrolio ripristinate attraverso il bypass di Hormuz

L’Arabia Saudita esporta già oltre 4 milioni di barili al giorno attraverso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando lo Stretto di Hormuz chiuso dal conflitto con l’Iran. I dati di tracciamento elaborati da Bloomberg indicano una media di 4,19 milioni di barili al giorno negli ultimi cinque giorni, rispetto a un totale pre-guerra di circa 7 milioni. Il picco registrato questo mese ha toccato i 4,65 milioni in una singola giornata. Il piano di contingenza del regno si basa su un oleodotto di 1.200 chilometri che collega i giacimenti orientali alla costa occidentale, infrastruttura concepita proprio per scenari di blocco del Golfo.

L’oleodotto che aggira il Golfo

Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico petrolifero: attraverso di esso transitava normalmente circa un quinto della produzione mondiale. I produttori del Golfo che non dispongono di alternative si trovano a dover ridurre la produzione man mano che gli stoccaggi si riempiono. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha definito la situazione la più grave interruzione dell’offerta mai registrata sul mercato petrolifero globale.

L’Arabia Saudita è l’unico grande esportatore regionale con una via alternativa strutturata. L’oleodotto verso Yanbu era operativo da anni ma movimentava volumi limitati: prima della guerra il porto gestiva circa 1,4 milioni di barili al giorno. Il salto a oltre 4 milioni rappresenta un aumento di tre volte in tempi molto rapidi, reso possibile da una mobilitazione logistica su larga scala.

Gli Emirati Arabi Uniti dispongono anch’essi di un collegamento alternativo, attraverso il porto di Fujairah sul Golfo dell’Oman, ma le operazioni di carico sono state interrotte più volte a causa di attacchi con droni. Per gli investitori e gli operatori con interessi nell’area, la diversa resilienza delle infrastrutture energetiche emiratine e saudite è un elemento concreto da considerare nella valutazione del rischio di fornitura.

Un’armata di superpetroliere al largo di Yanbu

Per sostenere il ritmo di esportazione, Saudi Aramco ha mobilitato una flotta consistente. Almeno 32 superpetroliere e navi suezmax sono attualmente in attesa di carico al largo di Yanbu, con altri vascelli ancora in rotta verso il porto. La concentrazione di tonnellaggio in quell’area è visibile nei dati AIS e riflette la velocità con cui il regno ha risposto all’interruzione del canale principale.

Saudi Aramco non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sui volumi di Yanbu. Tuttavia, fonti di settore indicano che i clienti di lungo termine stanno ricevendo l’opzione di reindirizzare le forniture verso il porto del Mar Rosso. I dati giornalieri di carico mostrano variabilità, ma la tendenza di breve periodo è in chiaro aumento.

Per gli operatori italiani attivi nel commercio con il Golfo o nel settore energetico regionale, la riapertura parziale dei flussi sauditi attraverso il Mar Rosso ha implicazioni dirette: le rotte di approvvigionamento si allungano e i costi di trasporto aumentano, ma la disponibilità fisica di greggio saudita rimane reale e in crescita.

Implicazioni per i mercati e la regione

Il recupero dei volumi sauditi non risolve il problema strutturale del blocco di Hormuz, che continua a penalizzare Kuwait, Iraq e Iran stesso. La capacità dell’Arabia Saudita di mantenere e possibilmente incrementare ulteriormente i flussi da Yanbu dipenderà dalla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso, già messa alla prova negli ultimi mesi da attività ostili nella regione.

Per chi opera o investe negli Emirati, il quadro energetico resta fluido. Dubai mantiene la sua funzione di hub commerciale e finanziario regionale, e la stabilità relativa degli UAE rispetto ai paesi produttori più esposti al conflitto continua ad attrarre capitali e imprese in ricollocazione. La crisi di Hormuz ridisegna le geografie logistiche dell’energia: chi si è già posizionato nella regione dispone di un vantaggio informativo non trascurabile.

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