Attacchi a Fujairah e Shah: export di greggio UAE dimezzato

Le infrastrutture energetiche degli Emirati Arabi Uniti sono sotto attacco da settimane. Il porto di Fujairah, principale sbocco del greggio emiratino al di fuori dello Stretto di Hormuz, ha subito il terzo attacco in quattro giorni, causando un incendio al terminal di esportazione e la sospensione parziale delle operazioni di carico dell’ADNOC. In parallelo, il campo gasifero di Shah — tra i più grandi al mondo per gas acido — è rimasto fermo per valutare i danni dopo un attacco separato avvenuto lunedì. La produzione giornaliera di greggio dell’UAE è scesa di oltre la metà rispetto ai livelli pre-conflitto.

Fujairah sotto pressione, Hormuz bloccato

Fujairah riveste un ruolo strategico nel sistema export dell’ADNOC: in condizioni normali, movimenta oltre un milione di barili al giorno di greggio Murban, il benchmark emiratino. La sua posizione al di fuori dello Stretto di Hormuz la rendeva l’alternativa sicura agli altri hub del Golfo, ora di fatto isolati dal blocco iraniano del passaggio tra Iran e Oman, attraverso cui transita normalmente circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio.

Con Fujairah operativa solo in parte e le altre infrastrutture di export già compromesse, l’UAE si trova a corto di sbocchi commerciali per il proprio greggio. Secondo la società di analisi Kpler, il terminal è ancora attivo ma a capacità ridotta. Un’ulteriore escalation potrebbe chiudere anche questo canale. Martedì un proiettile di origine ignota ha colpito una petroliera battente bandiera kuwaitiana a 23 miglia nautiche est di Fujairah, secondo quanto comunicato dal United Kingdom Maritime Trade Operations.

Il campo Shah e le implicazioni sul gas domestico

L’attacco al campo Shah, situato a circa 180 chilometri a sudovest di Abu Dhabi, aggiunge una variabile interna alle criticità già esterne. Il giacimento, gestito da ADNOC in joint venture con Occidental Petroleum, fornisce almeno 500 milioni di piedi cubi di gas al giorno alla rete elettrica e industriale emiratina. Nessun ferito è stato segnalato, ma le operazioni restano sospese per le verifiche sui danni, come comunicato dall’Abu Dhabi Media Office.

Dal 28 febbraio, data di avvio del conflitto tra USA e Israele contro l’Iran, gli stati del Golfo hanno subito oltre 2.000 attacchi con missili e droni, colpendo basi militari americane, rappresentanze diplomatiche, porti, aeroporti e infrastrutture energetiche. L’ADNOC ha già avviato tagli produttivi diffusi in risposta alla chiusura de facto dello Stretto di Hormuz. Le interruzioni alle forniture hanno contribuito all’impennata dei prezzi dell’energia registrata sui mercati internazionali nelle ultime settimane.

Conseguenze per gli investitori e le imprese attive nella regione

Per chi opera o investe negli Emirati, il quadro richiede un monitoraggio ravvicinato. Le interruzioni energetiche si ripercuotono sulle forniture di gas alla rete locale, con effetti potenziali sui costi operativi delle imprese ad alta intensità energetica e sulle utility residenziali. Sul fronte commerciale, la riduzione della capacità di export dal porto di Fujairah riduce i flussi di cassa dell’ADNOC e, per estensione, la liquidità disponibile per i programmi di investimento del fondo sovrano ADQ e degli altri veicoli statali.

La tenuta dei mercati finanziari emiratini e la stabilità del dirham — ancorato al dollaro — dipendono in larga misura dalla capacità del paese di mantenere le entrate petrolifere. Un blocco prolungato dell’export potrebbe alimentare pressioni indirette anche su settori apparentemente distanti, come il real estate e i servizi finanziari a Dubai. La situazione è fluida: ogni aggiornamento sullo stato di Fujairah e del campo Shah è, in questo contesto, un dato rilevante per le decisioni di business.

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