Dubai, 158.700 camere d’albergo nel 2025: occupazione all’81% e tariffe in crescita

Il mercato alberghiero di Dubai ha chiuso il 2025 con 158.700 camere distribuite su 770 strutture, confermando una crescita ordinata e sostenuta. Secondo il rapporto annuale di Cavendish Maxwell, la domanda si mantiene solida: l’occupazione media ha raggiunto l’81%, con un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente. Le tariffe medie giornaliere (ADR) si sono attestate a 746 dirham, l’8,7% in più rispetto al 2024. I nuovi arrivi internazionali hanno toccato quota 19,6 milioni. Il profilo del mercato è sempre più orientato verso l’alto di gamma, con quasi il 90% delle strutture in consegna nel 2026 nelle categorie superiori.

Un’offerta sempre più premium

Nel corso del 2025 sono state aggiunte 3.400 camere, frutto dell’apertura di dieci nuovi hotel, pari a una crescita annua del 2,2% dello stock. Per il 2026 sono attese ulteriori 4.600 camere. La composizione dell’offerta è eloquente: circa il 70% delle strutture esistenti appartiene già ai segmenti Upscale, Upper Upscale e Luxury, mentre la quota mid-range si ferma al 30%. Il mercato non si sta semplicemente espandendo, si sta riposizionando verso l’alto in modo strutturale, non congiunturale.

Gli incrementi di occupazione più significativi si registrano proprio nelle categorie premium: +4,9% nell’Upscale, +4,5% nel Luxury. Paradossalmente, il tasso di occupazione più elevato in assoluto (84,4%) appartiene al segmento Upper Midscale, che ha anche registrato la crescita tariffaria maggiore (+10,4% di ADR). Un segnale che la pressione della domanda si distribuisce sull’intera piramide dell’offerta, non solo nella fascia alta.

La geografia della domanda: chi visita Dubai

L’Europa occidentale rimane la prima fonte di turisti con il 21% degli arrivi, seguita dal GCC (15,3%) e dal blocco CIS ed Europa orientale (14,8%). Il Sud Asia si colloca subito dopo con il 14,7%, davanti alla regione MENA (11,1%). Gli Stati Uniti e il continente americano pesano per il 7,1%, l’Africa per il 4,6%.

Per un imprenditore o investitore italiano, questi dati hanno una lettura duplice. Da un lato, la componente europea resta dominante, il che significa che Dubai mantiene un’attrattività consolidata verso un pubblico con elevata capacità di spesa familiare con l’Italia. Dall’altro, la diversificazione geografica della domanda — con una forte componente asiatica e mediorientale — rende il mercato meno dipendente da singole aree geografiche e dunque strutturalmente più stabile.

Il contesto UAE: Abu Dhabi, Ras Al Khaimah e Fujairah

Le performance positive non riguardano solo Dubai. Abu Dhabi ha registrato un’occupazione dell’82,8% per gli hotel cittadini e del 78,6% per i resort, con un balzo dell’ADR del 21,3%. Ras Al Khaimah ha portato l’occupazione al 75% (+4,6%) con tariffe salite a 618 dirham (+6,6%). Fujairah ha mantenuto un tasso di riempimento vicino al 75%, con ADR a 433 dirham (+12,8%).

Il quadro complessivo degli Emirati delinea un mercato turistico in espansione coordinata tra i diversi emirati, ciascuno con una propria specializzazione: lusso urbano e MICE a Dubai e Abu Dhabi, turismo naturalistico e balneare a Ras Al Khaimah e Fujairah.

Per chi valuta un’esposizione nel settore hospitality della regione, il rapporto Cavendish Maxwell offre dati che indicano un mercato in espansione con margini tariffari in crescita e domanda internazionale diversificata. Le tensioni geopolitiche globali rappresentano una variabile di rischio, ma il track record degli ultimi anni mostra una capacità di recupero rapida a fronte di shock esterni. La pipeline di nuove aperture per il 2026 — quasi interamente nel segmento premium — suggerisce che gli operatori del settore condividono questa valutazione.

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