Iran colpisce il campo gasiero Shah negli Emirati: operazioni sospese

Un attacco con droni iraniani ha provocato un incendio al campo gasiero di Shah, negli Emirati Arabi Uniti, costringendo alla sospensione delle operazioni. Le autorità di Abu Dhabi hanno dichiarato di aver riportato l’incendio sotto controllo senza registrare vittime. L’impianto, gestito da una joint venture tra ADNOC e Occidental Petroleum, ha una capacità produttiva di 1,28 miliardi di piedi cubici standard di gas al giorno — circa un quinto della produzione nazionale emiratina — e genera 4,2 milioni di tonnellate di zolfo l’anno, pari a circa il 5% dell’offerta globale. L’attacco si inserisce in un contesto di escalation militare ora alla terza settimana.

Shah, Fujairah, Majnoon: l’energia nel mirino

Il campo di Shah, situato nel deserto del Quarto Vuoto a ovest di Abu Dhabi, non è l’unico obiettivo colpito. Nel corso degli stessi giorni, droni e missili iraniani hanno preso di mira il porto di Fujairah e il giacimento petrolifero di Majnoon, nel sud dell’Iraq. Il ministero del Petrolio iracheno ha confermato l’attacco senza fornire ulteriori dettagli.

Fujairah ha ripreso alcune operazioni dopo l’incendio del fine settimana. Il porto riveste un ruolo di particolare rilievo perché situato al di fuori dello Stretto di Hormuz, di fatto chiuso al traffico commerciale dall’inizio del conflitto. È uno dei principali hub mondiali per lo stoccaggio e la distribuzione di greggio e carburanti, e la sua posizione lo rende una delle poche vie di accesso alternative ai mercati energetici del Golfo.

La settimana precedente, ADNOC aveva già fermato in via precauzionale la raffineria di Ruwais, dopo che un attacco con droni aveva causato un incendio nell’area industriale adiacente. La sequenza degli attacchi disegna un pattern sistematico sull’infrastruttura energetica emiratina.

Pressione sui mercati energetici globali

Le interruzioni negli Emirati si sommano a tensioni già acuite su scala globale. I principali paesi consumatori di energia — India, Australia, Giappone — registrano carenze di approvvigionamento. Anche il settore tecnologico è esposto: l’industria dei semiconduttori segnala perturbazioni nelle catene di fornitura, con il rischio di un aumento dei costi energetici a Taiwan, uno dei principali centri manifatturieri del settore.

Il campo di Shah era già entrato nell’agenda diplomatica internazionale: nel 2025 il segretario all’Energia americano Chris Wright lo aveva visitato durante una missione nella regione. L’attacco ora solleva interrogativi sulla tenuta delle infrastrutture critiche in un’area che rimane centrale per i flussi energetici mondiali.

Per gli operatori economici presenti nella regione, la situazione richiede un monitoraggio attento: le interruzioni produttive negli Emirati e le restrizioni allo Stretto di Hormuz stanno modificando, almeno nel breve periodo, le rotte commerciali e i prezzi di riferimento per gas e prodotti petroliferi.

La posizione degli Emirati

Abu Dhabi ha gestito la comunicazione con misura: nessun allarme pubblico, conferma del controllo dell’incendio, silenzio sui danni strutturali. Occidental Petroleum ha rimandato ogni commento ad ADNOC. La compagnia di stato emiratina non ha rilasciato dichiarazioni sulla tempistica di ripresa delle operazioni a Shah né sull’entità dei danni all’impianto.

Gli Emirati si trovano a gestire simultaneamente la protezione di asset energetici distribuiti su un territorio ampio — dal deserto interno ai porti costieri — in una fase in cui la pressione militare iraniana sull’intera infrastruttura del Golfo appare in aumento. La capacità di mantenere operative le infrastrutture alternative a Hormuz, Fujairah in testa, sarà determinante per la continuità dei flussi energetici verso i mercati asiatici ed europei nelle prossime settimane.

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