Lo scenario peggiore dagli anni ’90
Il conflitto tra Iran e Stati Uniti sta mettendo a dura prova le economie del Golfo Persico. Secondo le analisi di Goldman Sachs, Qatar e Kuwait potrebbero registrare una contrazione del PIL fino al 14% nel 2026, qualora la guerra proseguisse fino ad aprile causando una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. Si tratterebbe del peggior rallentamento economico per questi paesi dai tempi della Guerra del Golfo del 1991. Arabia Saudita e UAE sarebbero colpite in misura minore, con cali stimati rispettivamente del 3% e del 5%, ma l’impatto resterebbe il più severo dall’era Covid.
Hormuz: il nodo cruciale del commercio energetico globale
Lo Stretto di Hormuz rappresenta il passaggio obbligato per circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio. La sua interruzione, anche parziale, genera effetti a cascata sui mercati globali. Il Brent ha già superato i 104 dollari al barile, registrando un rialzo superiore al 40% nelle ultime due settimane. Le esportazioni di GNL del Qatar hanno subito un crollo, destabilizzando i mercati globali del gas, mentre il Bahrein ha avviato tagli alla produzione nel suo impianto di alluminio.
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono tuttavia di infrastrutture alternative per il transito del greggio, riducendo parzialmente la propria esposizione al rischio. Questa capacità di re-routing rappresenta un vantaggio competitivo significativo rispetto a Qatar, Kuwait e Bahrein, economie più vulnerabili a una chiusura prolungata dello stretto.
Settore non-oil: il fronte piu’ vulnerabile
Se il settore energetico mostra dinamiche differenziate tra i vari paesi, il comparto non-oil presenta rischi più uniformi e diffusi lungo tutto il Golfo. Real estate, turismo e investimenti diretti esteri sono tutti esposti alle conseguenze del conflitto. L’aeroporto di Dubai ha temporaneamente sospeso i voli in seguito a un incidente con droni, segnale concreto di come le infrastrutture civili non siano immuni dalle ripercussioni del conflitto.
Sul fronte fiscale, l’Arabia Saudita potrebbe paradossalmente beneficiare di prezzi petroliferi elevati, riducendo il deficit previsto per il 2026 al di sotto delle stime originarie del 3,3%. Gli UAE mantengono prospettive di surplus di bilancio, mentre Qatar potrebbe vedere il proprio deficit allargarsi. I mercati obbligazionari regionali, per ora, non scontano scenari di crisi prolungata, ma gli analisti avvertono che una guerra lunga cambierebbe radicalmente le valutazioni.
Resilienza strutturale e prospettive di recupero
Il conflitto mette in luce quanto le economie del Golfo abbiano costruito negli ultimi decenni una capacità di resilienza notevole, pur rimanendo esposte a shock geopolitici di questa portata. La diversificazione economica avviata da paesi come gli Emirati Arabi Uniti si rivela oggi un asset strategico fondamentale. Secondo l’economista Goldman Sachs Farouk Soussa, quando il conflitto si esaurira’, le economie della regione ricostruiranno e si riprenderanno, ma le cicatrici sulla fiducia degli investitori potrebbero richiedere tempo per rimarginarsi. La variabile determinante rimane la durata del conflitto: il Pentagono stima una finestra compresa tra quattro e sei settimane. In questo contesto, i fondamentali solidi di alcune economie della regione continuano a rappresentare un punto di riferimento per chi guarda al medio e lungo termine.
