Il settore sotto pressione
Il conflitto che ha coinvolto l’Iran sta mettendo a dura prova il settore alberghiero di Dubai. I voli regionali sospesi, gli arrivi internazionali in calo e le immagini di droni sui cieli del Golfo hanno generato un’ondata di cancellazioni senza precedenti dall’era Covid. Eppure, la risposta del mercato non e’ stata il panico, ma una strategia difensiva precisa: tenere la linea sui prezzi, preservare il posizionamento premium conquistato negli ultimi anni e puntare sul mercato domestico. L’obiettivo e’ chiaro: non sacrificare l’immagine di destinazione globale di alto livello sull’altare del riempimento di breve periodo.
La guerra dei prezzi che non si deve combattere
A gennaio 2025, gli 827 hotel di Dubai registravano un tasso di occupazione medio dell’86 percento e tariffe in crescita del 17 percento, a 775 AED a notte, secondo i dati del Dubai Tourism Department. Le settimane successive al conflitto hanno pero’ cambiato lo scenario: secondo alcune fonti del settore, l’occupazione sarebbe scesa intorno al 20-25 percento in certi segmenti, con riduzioni di tariffa fino al 40 percento rilevate da agenzie di viaggio online come Wego.
Judith Cartwright, CEO di Black Coral Consulting, e’ netta nel suo giudizio: “Il mio consiglio agli hotel e’ di non entrare in una guerra di prezzi folle. Danneggia l’integrita’ del brand. Dopo il Covid, Dubai ha fatto un ottimo lavoro nel riposizionarsi su un livello molto piu’ alto.” La consulente avverte anche contro le promozioni aggressive dove la tariffa camera viene resa rimborsabile in consumi food and beverage: una soluzione che puo’ alleviare la pressione nel breve termine, ma che nel lungo periodo rischia di compromettere la percezione del valore dell’intera destinazione.
Dubai Tourism ha peraltro emesso una direttiva precisa agli operatori: mantenere le tariffe stabili per i clienti che prolungano il soggiorno. Una scelta che riflette una visione strategica condivisa tra istituzioni e settore privato.
Il mercato locale come ancora di salvezza
Con il turismo internazionale in stallo, gli hotel stanno orientando la propria offerta verso i residenti. Mark Lee, general manager del Media One Hotel, descrive la situazione come un “groundhog day” rispetto al Covid, con la differenza sostanziale che bar e locali possono restare operativi, mantenendo attivo il circuito locale. Alcune strutture in zone remote del deserto, lontane da aree sensibili, registrano persino una buona occupazione da parte di residenti in cerca di tranquillita’.
Natasha Hatherall-Shawe, fondatrice dell’agenzia TishTash, sottolinea come il settore abbia storicamente dimostrato grande resilienza: “Le strutture che in questo periodo mantengono un forte legame con la comunita’ locale saranno quelle meglio posizionate per recuperare rapidamente quando i flussi turistici riprenderanno.” Una visione condivisa dagli operatori piu’ solidi, che in questa fase stanno investendo in relazioni, fidelizzazione e qualita’ dell’esperienza piuttosto che in sconti di massa.
Una destinazione che guarda oltre la crisi
La gestione di questa fase critica rivela qualcosa di significativo su Dubai: la capacita’ di rispondere alle turbolenze con disciplina strategica anziche’ con reazioni impulsive. Il settore alberghiero, guidato da istituzioni e consulenti esperti, sta scegliendo di proteggere il proprio valore percepito anche a costo di tassi di occupazione temporaneamente bassi. Chi conosce i mercati sa che le destinazioni che tengono la barra dritta durante le crisi sono quelle che escono rafforzate. Dubai ha gia’ dimostrato questa capacita’ in passato. I segnali oggi suggeriscono che lo fara’ ancora.
