Una risposta senza precedenti
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha autorizzato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche di emergenza dei suoi membri, la mossa piu’ imponente nella storia dell’organizzazione. La decisione, presa all’unanimita’, risponde alla grave crisi di approvvigionamento causata dalla quasi totale interruzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, arteria attraverso cui transita normalmente circa il 20% del petrolio trasportato via mare nel mondo. Il provvedimento supera di gran lunga i 183 milioni di barili rilasciati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, segnando una svolta nella gestione globale delle crisi energetiche.
I numeri della crisi e le risposte dei governi
Il prezzo del greggio ha sfiorato i 120 dollari al barile a Londra, prima di registrare un parziale calo in seguito all’annuncio IEA. I contributi nazionali gia’ comunicati offrono una prima misura della portata dell’intervento: il Giappone rilascera’ circa 8 milioni di barili, il Regno Unito 13,5 milioni, la Germania circa 19,5 milioni, la Francia fino a 14 milioni e la Corea del Sud 22,5 milioni. La quota piu’ rilevante sara’ quasi certamente quella degli Stati Uniti, la cui Riserva Strategica di Petrolio (SPR) contiene attualmente circa 415 milioni di barili, stoccati in caverne sotterranee lungo il Golfo del Messico. Secondo JPMorgan, Washington fornira’ la quota maggiore del rilascio complessivo. Tuttavia, anche attivando la capacita’ massima di prelievo dell’SPR, pari a 4,4 milioni di barili al giorno, l’offerta immessa sul mercato potrebbe coprire solo la meta’ del deficit stimato da Citigroup, compreso tra 11 e 16 milioni di barili persi quotidianamente dal Golfo Persico.
Mercati sotto pressione: dettagli ancora da definire
Gli operatori di mercato sottolineano che la velocita’ di esecuzione e la composizione del rilascio, ovvero il mix tra greggio e prodotti raffinati, saranno determinanti per l’impatto reale sui prezzi. Le stime degli analisti variano tra 1,2 e 4 milioni di barili al giorno immessi sul mercato. Un elemento di complessita’ aggiuntiva riguarda la distribuzione geografica degli effetti: le importazioni asiatiche sono le piu’ esposte alla chiusura di Hormuz, mentre l’Europa soffre in modo particolare sulla componente jet fuel, il cui premio rispetto al greggio ha raggiunto quasi 90 dollari al barile. La chiusura dello Stretto ha inoltre spinto produttori come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iraq a tagliare ulteriormente la produzione, togliendo circa 5 milioni di barili al giorno dall’offerta globale. Il direttore esecutivo della IEA, Fatih Birol, ha ribadito che la vera soluzione rimane la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Un equilibrio globale che si ridisegna
La crisi in corso evidenzia quanto la stabilita’ dei mercati energetici sia ancora strettamente legata alle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti, storicamente al centro dei flussi petroliferi globali, si trovano oggi in una posizione di assoluta centralita’ strategica, sia come produttori che come hub logistico e finanziario per l’intera regione. In un contesto di tale volatilita’, i mercati guardano con crescente interesse alle economie che combinano solidita’ istituzionale, infrastrutture avanzate e capacita’ di adattamento rapido. La crisi attuale ricorda che le decisioni di lungo termine, sia in ambito energetico che commerciale, si prendono anticipando i cambiamenti, non rincorrendoli. date: Mar 12, 2026 2:43pm
