Le turbolenze commerciali globali degli ultimi anni hanno accelerato una scelta strategica che gli Emirati Arabi Uniti stavano già compiendo: ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la produzione locale. Le disruzioni nelle catene di fornitura — dal periodo post-pandemico alle tensioni nei corridoi marittimi del Mar Rosso — hanno spinto le fabbriche nazionali ad aumentare l’output per colmare le carenze. Secondo il Ministero dell’Industria e della Tecnologia Avanzata (MoIAT), il contributo del settore manifatturiero al PIL è salito da circa 138 miliardi a quasi 200 miliardi di dirham. L’obiettivo dichiarato è 300 miliardi entro il 2031.
Produzione locale come risposta alle crisi di fornitura
La logica che guida la politica industriale emiratina è semplice: ogni interruzione delle importazioni deve trovare una risposta domestica. Osama Amir Fadhel, Sottosegretario al MoIAT, ha riconosciuto che le condizioni globali recenti sono state anomale, ma ha sottolineato come il settore abbia risposto con adattabilità, non solo con tenuta. In diversi casi, le fabbriche locali hanno aumentato la produzione per sostituire beni che non arrivavano dall’estero.
ADNOC ha formalizzato questa visione in numeri concreti: identificati 90 miliardi di dirham di prodotti fabbricabili in loco entro il 2030, con oltre 80 miliardi già contrattualizzati e 135 prodotti già localizzati. Omar Al Nuaimi, responsabile del valore locale in ADNOC, ha definito il rafforzamento della manifattura domestica “una necessità pratica”, non più una semplice direttiva di sviluppo.
Il contesto geopolitico è esplicito nel ragionamento degli operatori. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i dazi e le perturbazioni nei flussi di materie prime hanno convinto le aziende a rivedere i propri modelli di approvvigionamento. Gli Emirati, già impegnati nella diversificazione economica post-petrolio attraverso la strategia We the UAE 2031, stanno usando queste pressioni esterne come leva per accelerare l’industralizzazione interna.
Priorità a food, farmaceutica e PMI
I settori considerati prioritari riflettono una logica di sicurezza nazionale prima ancora che economica. Alimentare, farmaceutico, chimico e industriale di base sono al centro degli investimenti pubblici e del credito agevolato. Emirates Development Bank (EDB) ha approvato circa 26 miliardi di dirham negli ultimi quattro anni e mezzo: di questi, quasi 20 miliardi sono andati a manifattura, sicurezza alimentare e sanità.
Le piccole e medie imprese stanno assumendo un peso crescente nel sistema. Circa il 60% delle aziende partecipanti all’edizione in corso di UMEX/AdvancedManufacturing sono PMI. Le startup selezionate per la nuova piattaforma dedicata all’imprenditoria parteciperanno gratuitamente, dopo una selezione competitiva. La banca di sviluppo segnala anche uno spostamento nella tipologia di finanziamenti richiesti: meno domanda di credito a lungo termine per grandi impianti, più richiesta di liquidità a breve termine e supporto alla logistica.
Un elemento meno convenzionale riguarda l’artigianato tradizionale emiratino, che il Ministero della Cultura intende trattare come settore produttivo a tutti gli effetti. Il programma prevede oltre 200 artigiani, 50 mestieri e più di 500 prodotti, con iniziative per integrare tecnologia nelle filiere tradizionali.
Il modello regge, ma la dipendenza estera resta una variabile
Il fatto che gli Emirati non abbiano registrato carenze significative di beni essenziali durante le recenti crisi globali viene citato dagli stessi funzionari come prova di efficacia del modello. Tuttavia, la traiettoria da 200 a 300 miliardi di dirham richiede un’ulteriore espansione della base industriale in un contesto in cui le materie prime e i componenti intermedi restano in larga parte importati.
La sfida non è solo produrre di più, ma costruire filiere sufficientemente integrate da reggere a shock futuri. L’obiettivo del 2031 appare raggiungibile nei numeri, ma dipende dalla capacità di attrarre investimenti manifatturieri esteri — un terreno su cui Dubai e Abu Dhabi competono attivamente con altre piazze della regione, dal Qatar all’Arabia Saudita con il suo Vision 2030.
