Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, siglato dopo settimane di tensioni che dalla fine di febbraio 2026 avevano pesantemente condizionato i flussi aerei e turistici nel Golfo, riapre prospettive concrete per il settore della hospitality negli Emirati Arabi Uniti. Dubai non ha atteso la fine delle ostilità per agire: nelle settimane precedenti l’accordo, il governo emiratino aveva già messo in campo misure di sostegno significative, con l’obiettivo di farsi trovare pronto nel momento in cui la domanda si fosse ripresa. La macchina del turismo è rimasta accesa, anche quando i numeri segnalavano una contrazione severa.
Il pacchetto da un miliardo di dirham e le misure di sostegno
Il 30 marzo scorso, Sheikh Hamdan bin Mohammed ha approvato in sede di Dubai Executive Council un pacchetto di sostegno economico da un miliardo di dirham, circa 272 milioni di dollari. Il provvedimento prevede la sospensione totale, per tre mesi a partire dal primo aprile 2026, delle commissioni sulle vendite alberghiere e della Tourism Dirham fee. Il beneficio si estende a hotel, appartamenti alberghieri e case vacanza.
In parallelo, il Ministero dell’Economia ha imposto controlli sui prezzi dei beni di prima necessità, richiedendo alle attività di ristorazione e distribuzione alimentare un’autorizzazione preventiva prima di procedere a qualsiasi rincaro. La strategia complessiva punta a mantenere operative le strutture ricettive, evitare perdite di personale qualificato e preservare il posizionamento di mercato di Dubai senza ricorrere a guerre di prezzo difficilmente reversibili.
Il contesto di partenza era severo: tra gennaio e i primi giorni di marzo, il tasso di occupazione alberghiera era crollato dall’86% a valori compresi tra il 15 e il 20% in alcune zone della città, con cancellazioni di prenotazioni che nei primi 48 ore dalla crisi avevano toccato il 60%.
Le compagnie aeree riprendono quota, con qualche incertezza
Il ripristino delle rotte è in corso da settimane, ma con velocità diverse a seconda del vettore. Emirates serve attualmente circa 125 delle oltre 140 destinazioni abituali, dopo aver riavviato le operazioni il 2 marzo con un programma ridotto. Una quindicina di rotte restano ancora sospese. Etihad ha raggiunto gli 80 destinazioni operative da Abu Dhabi, con oltre 70 voli giornalieri a fine marzo; i passeggeri con voli cancellati possono prenotare gratuitamente su altri voli fino al 15 giugno o richiedere rimborso integrale.
flydubai supera le 100 rotte, operando tuttavia attorno al 40% della capacità pre-crisi. Air Arabia ha ripreso alcune tratte da Sharjah, Abu Dhabi e Ras Al Khaimah, aggiungendo anche un nuovo collegamento diretto Sharjah-Doha dal 29 marzo.
Un elemento da monitorare riguarda l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), che mantiene attiva fino al 10 aprile un’advisory che raccomanda agli operatori di evitare lo spazio aereo emiratino. Se la valutazione venisse rivista alla luce del cessate il fuoco, il numero di vettori europei che riprendono le rotte sul Golfo potrebbe aumentare rapidamente.
Consigli pratici per chi vuole viaggiare
Per chi pianifica una visita a Dubai o Abu Dhabi nelle prossime settimane, alcune precauzioni restano opportune. Prima di acquistare un biglietto aereo conviene verificare l’effettivo stato delle rotte sul tracker di volo Wego, dato che frequenze e destinazioni cambiano ancora con cadenza settimanale. Prenotare hotel con politiche di cancellazione gratuita riduce l’esposizione in caso di sviluppi imprevisti. È consigliabile consultare i bollettini di viaggio del proprio governo: la maggior parte dei paesi occidentali indica attualmente un livello di cautela elevata, senza sconsigliare il viaggio. Infine, vale la pena verificare che la propria polizza assicurativa copra le interruzioni legate a conflitti: non tutte lo fanno.
Dubai aveva chiuso il 2025 con 19,59 milioni di visitatori internazionali. La ripresa dei flussi dipenderà dalla tenuta dell’accordo e dalla riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, che condizionerebbe anche il costo del carburante per l’aviazione — più che raddoppiato dall’inizio della crisi — e di conseguenza le tariffe aeree.
