Borsa di Dubai in rialzo del 7% dopo la tregua tra USA e Iran

Il Dubai Financial Market General Index ha chiuso mercoledì a 5.777 punti, in rialzo del 6,91% rispetto alla seduta precedente, dopo che Stati Uniti e Iran hanno annunciato un cessate il fuoco condizionale della durata di due settimane. L’accordo prevede come condizione la riapertura dello Stretto di Hormuz, la via d’acqua attraverso cui transita una quota rilevante delle forniture mondiali di petrolio, gas e merci non energetiche. Anche Abu Dhabi ha registrato guadagni, con l’indice dell’ADX in crescita del 2,84%. I mercati energetici hanno risposto con un calo marcato delle quotazioni del greggio.

I settori che hanno guadagnato di più

Il rally del Dubai Financial Market ha interessato in modo trasversale i principali comparti dell’economia emiratina. Emaar Properties, il principale sviluppatore immobiliare di Dubai, ha segnato un aumento del 13%, confermando come il settore real estate fosse tra quelli più esposti all’incertezza geopolitica delle settimane precedenti. Emirates NBD, la maggiore banca dell’emirato per masse gestite, ha guadagnato il 10,67%, mentre Dubai Islamic Bank ha chiuso in rialzo del 6%. Anche il comparto aereo ha registrato progressi significativi, in un contesto in cui la chiusura dello spazio aereo regionale aveva già causato deviazioni di rotta e aumenti dei costi operativi per le compagnie.

Sul fronte energetico, i futures sul petrolio WTI sono scesi di oltre il 15%, portandosi sotto i 93 dollari al barile. Anche il Brent ha perso più del 15%, scivolando verso quota 91 dollari. Un calo di questa entità in una sola seduta riflette quanto il conflitto avesse incorporato nei prezzi un premio di rischio elevato, legato in particolare alle minacce alla navigazione nello Stretto di Hormuz. Attraverso quello stretto passa circa il 20% del commercio mondiale di idrocarburi: qualsiasi interruzione prolungata avrebbe effetti a cascata su forniture e prezzi globali.

Il costo economico del conflitto per la regione

Prima della tregua, le stime sulle perdite economiche per i paesi arabi dell’area avevano raggiunto cifre considerevoli. Secondo alcune proiezioni, il conflitto avrebbe potuto sottrarre tra il 3,7% e il 6% del PIL collettivo della regione, con perdite aggregate fino a 200 miliardi di dollari. A essere colpiti non erano soltanto i flussi energetici, ma anche il turismo, gli investimenti diretti esteri e la stabilità dei mercati finanziari locali, tutti settori che negli ultimi anni avevano attratto capitali internazionali in misura crescente.

Dubai, in particolare, ha costruito negli ultimi due decenni un modello economico fondato sulla diversificazione rispetto alle rendite petrolifere. Il settore finanziario, il real estate, la logistica e il turismo rappresentano oggi la parte preponderante del PIL dell’emirato. Un’instabilità prolungata nel Golfo Persico avrebbe messo sotto pressione proprio quei segmenti che hanno reso Dubai un polo di attrazione per capitali e residenti internazionali.

La condizione dello Stretto di Hormuz

Il cessate il fuoco rimane per ora condizionale. La riapertura dello Stretto di Hormuz è il nodo centrale dell’accordo: senza di essa, la tregua non produce effetti concreti sulle catene di approvvigionamento energetico. Nei giorni precedenti, la minaccia di blocco dello stretto aveva già innervosito i mercati globali, con riflessi sulle assicurazioni marittime e sui costi di trasporto. Se il corridoio dovesse tornare pienamente operativo, gli effetti stabilizzanti si estenderebbero ben oltre la regione del Golfo, interessando i mercati europei e asiatici che dipendono da quelle rotte per le forniture di gas naturale liquefatto.

Il rialzo di mercoledì va letto come una reazione tecnica alla riduzione del rischio percepito, non come un segnale di normalizzazione strutturale. La stabilità dei mercati regionali dipenderà dall’evoluzione del negoziato nelle prossime due settimane.

Cristiano Volpi
Cristiano Volpihttps://dubai24.it
Consulente e imprenditore con base a Dubai e a Tallinn. Fondatore di Volpi & Partners FZ LLC e direttore editoriale di dubai24.it, specializzato in fiscalità internazionale e mercati degli Emirati Arabi Uniti.

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