UAE: porti orientali potenziati e corridoi verdi per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz

Il ministro dell’Energia e delle Infrastrutture degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Al Mazrouei, ha illustrato le misure adottate dal paese per garantire la continuità degli approvvigionamenti energetici in un contesto di tensioni regionali che coinvolgono lo Stretto di Hormuz. In un’intervista ad Al Emarat TV, il ministro ha dichiarato che gli Emirati dispongono di fonti energetiche diversificate sufficienti a soddisfare il fabbisogno interno, e ha annunciato un significativo rafforzamento della capacità logistica nei porti della costa orientale del paese.

Capacità portuale moltiplicata per venti

Dall’inizio del conflitto, la capacità operativa dei porti orientali degli Emirati è aumentata di venti volte. Al Mazrouei ha precisato che sono in corso interventi per la creazione di porti secchi e per l’ampliamento delle infrastrutture di movimentazione merci. La costa orientale degli Emirati, affacciata sul Golfo dell’Oman, offre accesso diretto all’Oceano Indiano senza transitare per lo Stretto di Hormuz, rendendola una via alternativa strategicamente rilevante per il transito di energia e beni.

Sul fronte regionale, il ministro ha annunciato un accordo per l’istituzione di corridoi verdi del Golfo, destinati a facilitare la circolazione di merci e risorse energetiche tra i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. L’iniziativa punta a ridurre i colli di bottiglia logistici che una chiusura prolungata dello stretto potrebbe generare per l’intera area.

Hormuz e i rischi per i mercati energetici globali

Lo Stretto di Hormuz rappresenta il punto di passaggio obbligato per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Al Mazrouei ha sottolineato che ogni ora o giorno di chiusura produce ripercussioni dirette sui paesi importatori di energia in tutto il mondo. La questione non riguarda quindi soltanto la regione del Golfo, ma l’intera catena di approvvigionamento globale.

Gli Emirati stanno operando anche sul piano diplomatico internazionale per sostenere la riapertura dello stretto, parallelamente alla loro partecipazione alle riunioni OPEC+, dove i paesi membri hanno confermato l’impegno a mantenere l’offerta di energia a livello mondiale. Abu Dhabi ha storicamente investito in modo consistente nelle energie rinnovabili — in particolare nel solare, attraverso progetti come quelli di Masdar — il che rafforza la capacità del paese di gestire scenari di interruzione delle forniture fossili a livello interno.

Investimenti nell’energia solare come fattore di resilienza

Al Mazrouei ha richiamato gli investimenti degli Emirati nel settore solare come elemento strutturale di autonomia energetica. In un paese che figura tra i maggiori produttori mondiali di idrocarburi, la diversificazione verso le rinnovabili risponde sia a obiettivi climatici di lungo periodo sia a una logica di sicurezza energetica interna, riducendo la vulnerabilità a shock esterni sul mercato del petrolio e del gas.

Il ministro ha infine evidenziato che le infrastrutture costruite prima dell’attuale fase di instabilità regionale consentono al paese di mantenere operatività e continuità nei servizi, compreso l’approvvigionamento energetico per residenti e imprese.

La combinazione di diversificazione delle fonti, potenziamento logistico e coordinamento regionale delinea una risposta strutturata da parte di Abu Dhabi alle pressioni geopolitiche in atto nel Golfo Persico. Restano da valutare gli effetti concreti sul commercio internazionale nel caso in cui le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz dovessero prolungarsi oltre il breve termine.

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