Russia e Cina bloccano al Consiglio di Sicurezza la risoluzione sullo Stretto di Hormuz

Russia e Cina hanno posto il veto martedì a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sullo Stretto di Hormuz, affossando un testo che era già stato notevolmente ammorbidito rispetto alla versione originale. La risoluzione, promossa dal Bahrain — che detiene la presidenza di turno del Consiglio — e sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti e da altri paesi del Golfo, mirava a costruire una cornice multilaterale per proteggere la navigazione nel corridoio energetico più strategico del pianeta. Teheran ha ringraziato pubblicamente Mosca e Pechino per quella che ha definito una “condotta responsabile”.

Le revisioni al testo non bastano

La risoluzione originale conteneva la formula “tutti i mezzi necessari”, il linguaggio standard dell’ONU per autorizzare l’uso della forza militare. Per ottenere il consenso necessario, i promotori hanno prima sostituito quella clausola con “tutti i mezzi difensivi necessari”, poi hanno eliminato anche il concetto di “autorizzazione”, sostituendolo con un testo che si limitava a “incoraggiare fortemente” gli Stati a coordinarsi su misure difensive, come l’escorting dei mercantili e la deterrenza delle minacce nel corridoio. Nonostante questi passi indietro, il testo continuava a condannare gli attacchi iraniani alla navigazione commerciale. Non è bastato: Russia e Cina hanno votato contro, mentre la Francia — anch’essa membro permanente con diritto di veto — aveva già segnalato riserve nelle fasi precedenti del negoziato.

Il doppio veto non è un evento isolato. Nelle settimane precedenti, Russia e Cina si erano già astenute su una risoluzione che condannava gli attacchi iraniani a obiettivi navali e terrestri nel Golfo, evitando di esporsi apertamente ma di fatto proteggendo Teheran dalle pressioni del Consiglio. Il voto di martedì segna un irrigidimento: dall’astensione al veto esplicito, in un contesto in cui le tensioni attorno allo Stretto si sono intensificate.

Il Golfo si organizza fuori dall’ONU

Lo Stretto di Hormuz è il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le restrizioni imposte dall’Iran alla navigazione e gli attacchi a navi commerciali hanno già generato effetti sulle catene di approvvigionamento globali e sulle tariffe assicurative per il trasporto marittimo. La strategia dei paesi del Golfo era quella di ottenere un’autorizzazione multilaterale per formare una coalizione navale con capacità sufficienti a riaprire e proteggere il corridoio. Il fallimento al Consiglio di Sicurezza costringe questi paesi a operare al di fuori del quadro ONU.

Gli Emirati Arabi Uniti, tra i principali sostenitori della risoluzione, hanno annunciato che intendono proseguire su binari alternativi. “Il fallimento del Consiglio di Sicurezza non riduce l’urgenza della crisi né la determinazione degli EAU”, ha dichiarato la delegazione emiratina all’ONU, aggiungendo che Abu Dhabi continuerà a lavorare con i partner per garantire la sicurezza della navigazione e ripristinare il flusso del commercio globale.

Implicazioni per gli investitori e i mercati

Per le imprese e gli investitori attivi nella regione, il veto apre una fase di maggiore incertezza operativa. In assenza di una cornice multilaterale riconosciuta, le operazioni di sicurezza marittima nel Golfo dipenderanno da accordi bilaterali e coalizioni ad hoc, con tempi e perimetri meno prevedibili. Dubai, hub commerciale e logistico per l’intera area, è direttamente esposta alle conseguenze di qualsiasi prolungata instabilità nelle acque circostanti. Le autorità emiratine hanno già dimostrato la volontà di agire in sede diplomatica; il passo successivo sarà costruire alleanze operative al di fuori del quadro onusiano, in coordinamento con potenze navali occidentali e regionali.

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