Giorgia Meloni ha completato un giro diplomatico che ha toccato Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di discutere le ripercussioni delle tensioni seguite alle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran. Al centro degli incontri, il ruolo strategico della regione del Golfo per la sicurezza nazionale italiana ed europea. La scelta dei tre paesi non è casuale: Arabia Saudita, Qatar ed Emirati rappresentano insieme alcuni dei principali interlocutori energetici e politici dell’Europa, in un momento in cui le rotte di approvvigionamento e gli equilibri regionali sono sotto pressione.
Il Golfo come variabile della sicurezza europea
Il tour di Meloni si inserisce in un contesto di crescente attenzione europea verso il Medio Oriente allargato. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’Italia — come altri paesi UE — ha accelerato la diversificazione delle forniture energetiche, orientandosi verso i fornitori del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, in particolare, sono diventati riferimenti per il gas naturale liquefatto destinato all’Europa.
Le tensioni innescate dalle operazioni militari contro l’Iran aggiungono un livello di incertezza agli scenari già complessi dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del commercio globale di idrocarburi. Qualsiasi instabilità prolungata in quest’area ha effetti diretti sui mercati energetici europei, e quindi sulla sicurezza economica degli stati membri.
Meloni ha sottolineato pubblicamente l’importanza del Golfo non solo come fornitore di energia, ma come elemento di stabilità regionale con cui l’Europa deve mantenere canali diplomatici aperti. Il messaggio implicito è che Roma intende posizionarsi come interlocutore attivo, non solo come osservatore, nei rapporti tra Occidente e monarchie del Golfo.
UAE: rapporti bilaterali e proiezione italiana
La tappa negli Emirati Arabi Uniti assume un peso specifico nel contesto italiano. Dubai e Abu Dhabi ospitano una comunità italiana in crescita, e gli scambi commerciali tra i due paesi hanno registrato un’espansione costante negli ultimi anni. Gli EAU sono tra i principali mercati di sbocco per l’export italiano nel Medio Oriente, con forniture che spaziano dalla meccanica strumentale all’agroalimentare, dal lusso alle infrastrutture.
Sul piano degli investimenti, i fondi sovrani emiratini — in primo luogo Mubadala e ADIA — hanno posizioni rilevanti in asset europei e italiani. Il dialogo politico al vertice serve anche a mantenere un clima favorevole a questi flussi, in una fase in cui le capitali europee competono per attrarre capitali del Golfo.
Il Qatar, dal canto suo, detiene partecipazioni significative in gruppi industriali e finanziari italiani, e gestisce una delle reti di fornitura di GNL più importanti per l’Europa. L’Arabia Saudita, infine, è un interlocutore geopolitico di primo piano nel quadro delle relazioni tra Occidente e mondo arabo, con un ruolo attivo nei tentativi di mediazione regionali.
Dopo l’attacco all’Iran, la diplomazia si riposiziona
Le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno alterato gli assetti diplomatici nella regione. I paesi del Golfo, pur mantenendo relazioni privilegiate con Washington, hanno storicamente cercato di non esporsi eccessivamente nei confronti di Teheran, con cui condividono il bacino del Golfo Persico e, nel caso del Qatar, persino un giacimento di gas.
In questo scenario, la presenza di Meloni segnala la volontà italiana di partecipare attivamente al riposizionamento diplomatico in corso, raccogliendo informazioni di prima mano sulle intenzioni dei principali attori regionali e ribadendo l’interesse europeo alla de-escalation.
Il Golfo resta un asse irrinunciabile per l’Europa: energeticamente, finanziariamente e ora anche sul piano della sicurezza. La diplomazia italiana sembra averlo acquisito come dato strutturale, non contingente.
