Gli Emirati Arabi entrano nella top 10 mondiale degli esportatori

Gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto nel 2025 il nono posto nella classifica mondiale degli esportatori di merci, secondo il rapporto “World Trade Prospects and Statistics” pubblicato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. È la prima volta che il paese figura tra i primi dieci a livello globale. Il commercio complessivo di beni e servizi ha toccato quota 1.637 trilioni di dollari, rispetto ai 949 miliardi del 2021. Il surplus commerciale si è attestato a 584,1 miliardi di dirham, in crescita del 19 per cento rispetto ai 492,3 miliardi registrati nel 2024.

I numeri del commercio estero emiratino

Il commercio di beni ha raggiunto 1,33 trilioni di dollari, con le esportazioni che rappresentano il 53 per cento del totale degli scambi con il mondo. Gli Emirati si collocano al nono posto nelle esportazioni di merci e al tredicesimo nelle importazioni su scala globale, con una quota del 3,3 per cento delle esportazioni mondiali di beni e del 2,8 per cento delle importazioni.

Il settore dei servizi ha superato per la prima volta la soglia di 1.000 miliardi di dirham, attestandosi a 1,14 trilioni. Di questi, il 61,4 per cento riguarda esportazioni verso i mercati globali. I comparti che hanno registrato le crescite più sostenute includono servizi finanziari, logistica, ospitalità, tecnologia dell’informazione e trasporti, con tassi compresi tra il 9 e il 14 per cento.

Sul fronte dei servizi digitali, gli Emirati si posizionano al 25° posto mondiale con esportazioni per 33 miliardi di dollari, pari allo 0,6 per cento del totale globale. La voce rappresenta il 17 per cento delle esportazioni di servizi del paese, una quota destinata a crescere con l’accelerazione della digitalizzazione dell’economia.

Dal 2014, gli Emirati mantengono il primato regionale, classificandosi al primo posto tra i paesi del Medio Oriente e dell’Africa per volume di scambi con il resto del mondo.

La strategia commerciale e i rischi globali

Il ministro del Commercio Estero, Thani Al Zeyoudi, ha indicato nel programma degli Accordi di Partenariato Economico Globale (CEPA) uno dei principali strumenti per consolidare la posizione emiratina sui mercati internazionali. Attraverso questi accordi bilaterali — già conclusi con India, Indonesia, Turchia, Israele e diversi altri paesi — gli esportatori emiratini accedono a mercati esteri con dazi ridotti o azzerati. Al Zeyoudi ha inoltre richiamato la necessità di riformare le regole del WTO per adattarle alle trasformazioni in corso nell’economia globale.

Il rapporto dell’organizzazione ginevrina segnala tuttavia un rallentamento atteso nel 2026, con la crescita del commercio di merci che dovrebbe scendere dall’attuale 4,6 per cento all’1,9 per cento, per effetto delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e del rialzo dei prezzi energetici. Uno scenario di prezzi energetici sostenuti potrebbe comprimere ulteriormente la crescita all’1,4 per cento. La ripresa è prevista nel 2027, con un ritorno al 2,6 per cento per le merci e al 5,1 per cento per i servizi.

Per gli Emirati, che dipendono ancora in misura rilevante dalle esportazioni di idrocarburi, l’andamento del mercato energetico resta una variabile di primo piano, anche mentre il paese avanza nella diversificazione della propria base economica.

Il contesto di una diversificazione in corso

L’ingresso nella top 10 degli esportatori mondiali rappresenta un passaggio rilevante nel percorso avviato con Vision 2021 e proseguito con Agenda 2031, che punta a ridurre la dipendenza dagli introiti petroliferi attraverso lo sviluppo di settori ad alto valore aggiunto. I dati commerciali del 2025 mostrano che questa transizione sta producendo risultati misurabili, con i servizi che crescono a un ritmo superiore rispetto alle merci tradizionali.

La sfida per Dubai e per gli Emirati nel complesso rimane quella di mantenere la traiettoria di crescita in un contesto internazionale che il WTO descrive come più incerto rispetto agli anni recenti. La capacità di attrarre investimenti esteri, di sviluppare infrastrutture logistiche e di consolidare accordi commerciali bilaterali sarà determinante per la tenuta dei risultati raggiunti.

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