Dubai sesta al mondo nello Smart City Index 2026, prima in Medio Oriente

Dubai si conferma al sesto posto nella classifica mondiale delle città intelligenti stilata dall’International Institute for Management Development (IMD) per il 2026, mantenendo la leadership regionale davanti ad Abu Dhabi, decima a livello globale. Lo Smart City Index 2026 ha valutato 148 città in base a parametri di governance, infrastrutture digitali, sostenibilità e qualità dei servizi pubblici. La ricerca mette in evidenza un dato che rovescia alcune assunzioni diffuse: non è la sofisticazione tecnologica a distinguere le città meglio posizionate, ma la solidità delle strutture istituzionali e la capacità di generare fiducia nei cittadini.

La classifica e i movimenti principali

In cima alla graduatoria 2026 si trovano Zurigo, Oslo e Ginevra, seguite da Londra e Copenhagen. Dubai occupa il sesto posto, con Abu Dhabi a completare una presenza emiratina di peso nella fascia alta. Tra le altre città del Golfo, Riyadh avanza di tre posizioni fino al 24° posto, mentre AlUla registra il balzo più significativo dell’intera edizione con 27 posizioni guadagnate. Sul fronte opposto, Bordeaux e Lione perdono 19 posizioni ciascuna, Ottawa e Shenzhen ne perdono 18.

Roma e Atene figurano nella parte bassa della classifica, insieme a San Paolo, Amman e Nairobi. Queste città condividono una caratteristica comune: ottengono punteggi relativamente alti sul versante tecnologico, ma mostrano debolezze strutturali che ne penalizzano il posizionamento complessivo. È un andamento che lo studio rileva come sistematico nell’ultimo quarto della graduatoria.

Governance prima della tecnologia

Il dato metodologicamente più rilevante del rapporto riguarda il peso relativo dei due macro-indicatori utilizzati dall’IMD: il pilastro “strutture” — che include istituzioni, infrastrutture fisiche e processi di governo — si dimostra un predittore più affidabile della performance complessiva rispetto al pilastro tecnologico. Le città nella fascia alta della classifica guidano su entrambi i fronti, ma è la solidità istituzionale a fare la differenza.

Arturo Bris, direttore del World Competitiveness Center dell’IMD, sintetizza così il risultato: le città dove i cittadini si dichiarano più soddisfatti non si distinguono per skyline avveniristici o reti di sensori visibili, ma per la capacità di allineare strutture di governance, priorità di sostenibilità e fiducia pubblica. Il modello del Golfo — investimento digitale guidato dallo Stato abbinato a servizi pubblici di qualità elevata — viene citato esplicitamente come un caso in cui questo approccio ha prodotto risultati misurabili in termini di soddisfazione civica.

Gli autori del rapporto, Christos Cabolis e Fabian Grimm, sottolineano che le città più performanti hanno costruito piattaforme e processi che consentono a diversi soggetti — pubblici e privati — di condividere informazioni e coordinare investimenti, senza sacrificare la flessibilità necessaria all’innovazione locale. Non centralizzazione, ma facilitazione della cooperazione.

Il posizionamento di Dubai nel contesto regionale

Il risultato consolida una traiettoria avviata negli ultimi anni attraverso investimenti pubblici in infrastrutture digitali, servizi amministrativi online e mobilità intelligente. Dubai si colloca davanti a metropoli europee e nordamericane di dimensioni e storia molto superiori, un confronto che riflette anche le scelte di pianificazione urbana adottate dall’emirato sin dalla fase di sviluppo accelerato degli anni Duemila.

Il sesto posto globale e il primo regionale rappresentano un punto di riferimento per investitori e aziende che valutano l’ecosistema operativo della città. La qualità dell’infrastruttura digitale e l’efficienza dei servizi pubblici sono fattori che incidono direttamente sui costi e sulla prevedibilità operativa per chi sceglie Dubai come sede o base di espansione.

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