Nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2026, una petroliera kuwaitiana carica di greggio è stata attaccata da forze iraniane nell’area di ancoraggio del Porto di Dubai. Il Golfo Persico entra così direttamente nella traiettoria del conflitto, mentre il presidente americano Donald Trump alza il tono e minaccia di colpire i terminali petroliferi e i giacimenti iraniani se non verrà raggiunto un accordo e lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato. I mercati aziatici hanno reagito con ribassi marcati, e il prezzo del greggio ha superato stabilmente la soglia dei 100 dollari al barile.
L’attacco alla Al Salmi e la risposta dei soccorsi
La Kuwait Petroleum Corporation ha confermato che la VLCC Al Salmi, a pieno carico, è stata colpita intorno alle 00:10 di martedì da un drone iraniano mentre si trovava nell’area di fonda del porto di Dubai. L’attacco ha causato danni allo scafo, un incendio a bordo e un potenziale sversamento di idrocarburi nelle acque circostanti. I team di emergenza delle autorità di Dubai hanno spento il rogo, e tutti e 24 i membri dell’equipaggio sono stati confermati in salvo. Nell’emirato di Sharjah, un drone di origine iraniana ha preso di mira la sede amministrativa della società Thuraya Telecommunications: nessun ferito, indagini in corso.
A Dubai, nel quartiere di Al Badaa, detriti originati dall’intercettazione di un missile da parte della difesa aerea hanno causato un incendio in un edificio abbandonato: quattro persone nelle vicinanze hanno riportato ferite lievi. Gli episodi mostrano come le ricadute operative del conflitto si stiano materializzando su territorio degli Emirati Arabi Uniti, alleato degli Stati Uniti e sede di infrastrutture energetiche e logistiche di rilevanza globale.
Mercati sotto pressione, petrolio ai massimi dal 2022
La notizia dell’attacco alla petroliera e delle minacce di Trump ha innescato un movimento immediato sui mercati. L’indice sudcoreano Kospi ha ceduto oltre il quattro percento in apertura, il Nikkei giapponese ha perso oltre il due. Il West Texas Intermediate è salito a 106,28 dollari al barile, il Brent ha toccato quota 109,78. Le quotazioni si erano già portate sopra i 100 dollari nella seduta precedente, per la prima volta dall’inizio del conflitto.
Sul fronte militare, Israele ha intercettato missili iraniani sopra Gerusalemme: almeno dieci esplosioni udite in città. Netanyahu ha dichiarato che l’obiettivo attuale è degradare le capacità missilistiche, militari e nucleari di Teheran, aggiungendo che il regime collasserà “dall’interno”, pur precisando che non è questo l’obiettivo dichiarato dell’operazione. Nessun calendario è stato fissato per la conclusione del conflitto, entrato nella sua quinta settimana. In Libano, due caschi blu indonesiani inquadrati nella missione UNIFIL sono morti durante operazioni di scorta: un terzo soldato era caduto il giorno precedente nella stessa zona di dispiegamento.
La diplomazia regionale sotto tensione
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rivolto un appello pubblico all’Arabia Saudita affinché espella le forze statunitensi dal proprio territorio, definendo Riad una “nazione fratella” e precisando che le operazioni iraniane sono dirette contro “gli aggressori nemici”. Il messaggio riflette il tentativo di Teheran di spezzare la coesione del fronte arabo-sunnita che sostiene implicitamente l’azione americana. Sul fronte emiratino, il ministro degli Esteri Sheikh Abdullah bin Zayed ha condannato quello che ha definito un tentativo di Hezbollah di destabilizzare il Bahrain.
Il Pentagono ha annunciato per martedì mattina una conferenza stampa del segretario alla Difesa Pete Hegseth e del generale Dan Caine, prima occasione pubblica di questo tipo dall’inizio delle ostilità il 19 marzo. L’attacco alla Al Salmi trasforma gli Emirati da territorio adiacente al conflitto a scenario diretto di operazioni: un cambio di fatto che potrebbe influenzare le valutazioni di rischio degli operatori finanziari e logistici presenti nella regione.
