GCC verso la recessione: guerra Iran-Israele taglia le stime di crescita 2026

Le economie del Golfo si avviano verso una contrazione nel primo semestre del 2025. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, giunto al secondo mese, ha spinto gli analisti a rivedere al ribasso le previsioni di crescita per l’intero Consiglio di Cooperazione del Golfo. La stima aggregata di PIL reale per il 2026 è stata abbassata di 4,6 punti percentuali rispetto alle proiezioni pre-guerra, portandosi a -0,2%. Il deterioramento interessa produzione petrolifera, export, turismo e domanda interna, con effetti che variano sensibilmente da paese a paese in base alla dipendenza dallo Stretto di Hormuz.

Hormuz divide il Golfo in due velocità

La vulnerabilità geografica è il principale fattore di differenziazione tra i paesi del GCC. Qatar, Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti non dispongono di rotte alternative per esportare idrocarburi: se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi, il riempimento degli impianti di stoccaggio costringerebbe questi paesi a ridurre la produzione. Il taglio alle previsioni per questi quattro paesi è quindi più marcato rispetto a quello applicato a Oman e Arabia Saudita, che hanno accesso a infrastrutture logistiche meno esposte al collo di bottiglia dello Stretto e possono mantenere livelli di export più sostenuti.

Le finanze pubbliche riflettono questa asimmetria. I paesi che riescono a esportare petrolio mentre i prezzi rimangono elevati per effetto della crisi potrebbero vedere migliorare i propri saldi fiscali. Gli altri, invece, dovranno fare i conti con un deterioramento dei bilanci nei prossimi anni, in assenza di entrate sufficienti a compensare la contrazione dell’attività economica.

Qatar: l’attacco a Ras Laffan pesa sul settore GNL

Il caso del Qatar merita un’analisi separata. Il 18 marzo, attacchi alle infrastrutture GNL di Ras Laffan hanno danneggiato tra il 17% e il 20% della capacità produttiva del paese. Le stime indicano che il ripristino richiederà da tre a cinque anni, con un costo in mancati ricavi di circa 20 miliardi di dollari all’anno. L’evento è avvenuto dopo la finalizzazione delle ultime previsioni ufficiali, e gli analisti hanno già anticipato che le stime sul Qatar saranno ulteriormente riviste al ribasso nelle proiezioni di aprile.

Il Qatar è il quarto esportatore mondiale di GNL e serve clienti chiave in Europa e Asia, mercati che da anni puntano a diversificare le forniture energetiche dopo le tensioni con la Russia. Un’interruzione prolungata della capacità di Ras Laffan avrà ricadute che vanno oltre i confini regionali.

Turismo e domanda interna: la ripresa sarà lenta

Oltre agli idrocarburi, le previsioni segnalano un impatto duraturo sul turismo e sulla domanda interna, con un orizzonte di recupero che si estende oltre la fine del conflitto. La velocità della ripresa dipenderà dal livello di stabilità che la regione riuscirà a garantire una volta cessate le ostilità. Per gli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi anni hanno investito massicciamente nel posizionamento come hub globale per turismo, business e investimenti esteri, un rallentamento prolungato del settore rappresenta un rischio concreto per i piani di diversificazione economica legati all’agenda Vision 2030 e ai programmi nazionali analoghi.

La risposta dei governi del Golfo in termini di politica fiscale e sostegno alla domanda interna sarà determinante per la traiettoria del 2026 e degli anni successivi.

Le revisioni in corso mostrano come un conflitto di portata regionale possa ridisegnare rapidamente le prospettive economiche di un’area che negli ultimi anni aveva registrato tassi di crescita tra i più elevati al mondo. Le prossime proiezioni di aprile offriranno un quadro più completo, con le revisioni legate agli attacchi del 18 marzo già incorporate nelle stime.

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